«Televisioni del Nordest penalizzate: sospendere il passaggio al digitale»

«Televisioni del Nordest penalizzate: sospendere il passaggio al digitale»

«Televisioni del Nordest penalizzate: sospendere il passaggio al digitale»

16/04/2008 a cura di Alessandra Fanari

Il ristorante Dalì: il dialogo surrealista tra Philippe Starck e sua figlia Ara.

Se Cocò Chanel aveva il Ritz, Salvador Dalì soggiornava invece all´ Hotel Meurice. Dal 1950 fino agli anni 80, é nella suite Alphonse XIII che il pittore surrealista aveva dimora.

Oggi, lo storico palazzo parigino riviene sull eredità simbolica del suo ospite e celebra Dalì in un restyling, decisamente surrealista, del suo ristorante.

Ad immaginare questo nuovo scenario é il più visionario dei designer, Philippe Starck, grande interprete dell´ inconscio collettivo contemporaneo e abile regista delle sue pulsioni.

Senza significativi cambiamenti strutturali e, conformemente alla sua inconfondibile firma, Starck dà, a questi interni che guardano sui giardini delle Tuileries, la “dimensione surreale che le cose assumono quando si é innamorati”.

Un immaginario onirico, farcito di simboli e referenze, scivola fra il satin dorato dei tendaggi e quello delle poltrone, disseminate di foglie d´ argento.

Il cristallo, in una pluralità di forme, é onnipresente ritmando lo spazio di scintillanti riflessi. Dal grandioso lustro di Baccarat, che ci accoglie all´ entrata, passando per il mobile-caminetto che moltiplica l´ illusione di fiamme iridescenti fino a dei blocchi di cristallo Murano disposti, senza ordine, nel mezzo della sala.

Dalì é insinuato per piccole “touches” come nella poltrona “cigno” oppure nelle sedie Leda che calzano degli eleganti “escarpins”, secondo un disegno originale del maestro. La luce, elemento essenziale, immerge la scena e i personaggi in un´ atmosfera cinematografica.

Infine, l´ ultimo gesto teatrale spetta ad Ara Starck, che conclude la pièce tardo-barocca con un suntuoso sipario. Una tela dipinta di 145 metri, sospesa al soffitto, sovrasta il ristorante-palcoscenico di un´ architettura fragile, che sembra muoversi con il respiro e che si anima accarezzata dalla luce. “Una coreografia dell´ incosciente” dice la giovane pittrice, mossa dalla voglia in quetso suo primo exploit “di far risuonare, di dare un eco vivente” alla parola del padre.

Hôtel Meurice

Related Posts

Enter your keyword