Comune di Grosseto – Marina, Braccagni, Montepescali, Roselle, Batignano, Istia d’Ombrone, Rispescia, Alberese

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La grande famiglia avventista

Simona, una bambina di 2 anni, dà un po’ di tempo ha la febbre alta, trascorrono molti giorni e così vine portata in ospedale. Le viene riscontrata una polmonite, respira con un solo polmone, è in fin di vita, solo 48 ore di vita: i dottori dicono che un ritardo di altri 2 giorni le sarebbe stato fatale. Le viene riscontrata anche una pleurite!

Cosa fare? Rosanna e Mario, genitori di Simona e Luciana (nonna) pensano che l unica cosa da fare in quel momento è pregare. La preghiera è l unica medicina nelle nostre mani. Vengo informato della grave situazione, preghiamo in famiglia.

Dopo cena decido di fare un giro nel mondo avventista attraverso la rete Internet; seduto alla mia scrivania girovago tra i campus universitari americani, guardo le notizie della chiesa avventista italiana e poi ritorno in America presso la chiesa McDonald Road e qui trovo un indirizzo a cui poter inviare richieste di preghiere. Ecco, mi ricordo di Simona, provo a inviare alcune righe in inglese a questi fratelli, chiedo di pregare per Simona. Penso allora che raccogliendo vari indirizzi telematici potrei chiedere a tanti di pregare per lei. Ma nello stesso tempo ho anche paura che questi fratelli non accettino tale tipo di richiesta: faccio una mailing list e spedisco a circa 40 tra fratelli, chiese ed organizzazioni la richiesta di pregare per Simona che è in fin di vita ed anche per i suoi genitori. Ormai è tardi, vado a letto con la speranza che qualcosa di nuovo accada.

Il mattino successivo timidamente controllo nella mia casella postale elettronica se qualcuno ha risposto alla mia richiesta: ebbene trovo dei messaggi, i fratelli hanno risposto, stanno pregando per Simona. Due settimane di messaggi in giro per il mondo: Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Inghilterra, America, Giappone, Brasile, Isola di Guam, Canada…

Tutti invitavano ad avere fiducia in Dio, prgavano per Simona, ricordavano la sua famiglia e tutti chiedevano di essere informati, aggiornati sulla situazione di Baby Simona. Ormai Simona era diventato un caso mondiale consociuto appunto come Baby Simona. Questi messaggi davano l idea della mondialità della nostra chiesa. Fratelli e sorelle avventisti sparsi in tutto il mondo, uniti nella preghiera.

Penso che il Signore abbia utilizzato tale mezzo per unire la Sua grande famiglia nella preghiera. Il fratello giapponese ha scritto: Anche se non vi conosco, sento che siete mio fratello e sorella in Cristo. Come non poteva essere altrimenti?

Le comunità americane contattate hanno avuto delle riunioni di preghiera in cui hanno ricordato una bambina che non conoscevano, una bambina che distava da loro migliaia di chilometri. Ma comunque hanno chiesto di essere aggiornati sull evolversi della malattia. Un fratello dopo alcuni giorni di mio silenzio ha scritto: Nuove notizie su Baby Simona? Noi comunque stiamo continuando a pregare.

E bello sentire che non siamo soli, la grande famiglia avventista è unita. Al ritorno di Gesù potremo conoscerci tutti.

Nonostante il quadro clinico non fosse cambiato Simona ha cominciato a star meglio in giorno di Sabato, prima che venisse iniziata una cura specifica. I medici non sapevano spiegarsi il perchè ma il padre ha detto che non poteva che essere così: Oggi è Sabato, non poteva che sentirsi meglio nel giorno del Signore, me lo aspettavo.

Per Simona dopo 10 giorni è stata sciolta la prognosi: il Signore ha benedetto questa bambina ed ha ascoltato le richieste dei suoi figli che uniti nella preghiera hanno chiesto di far salva la sua vita. Grazie Signore per aver accompagnato anche i suoi giovani genitori in questa dura esperienza.

Grazie Signore per aver permesso di utilizzare questo mezzo elettronico per non farci sentire soli nella fede: la famiglia avventista è veramente grande.

Per far conoscere fisicamente Simona è stata pubblicata una sua foto sulle pagine web della chiesa avventista italiana. Volete vederla anche voi? Eccola qui sotto….

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