Onida Valerio - Corriere della Sera, 25 gennaio 2010
Caro Direttore, intervengo sul tema, sollevato da Ernesto Galli della Loggia sulle colonne del Corriere, del nuovo insegnamento di «Cittadinanza e Costituzione» che per iniziativa del ministro della Pubblica Istruzione sarà introdotto nelle scuole secondarie di ogni ordine («Scuola. Così la democrazia diventa catechismo», 8 novembre 2009). La tesi polemica del professor Galli è che il nuovo insegnamento si inserisca in una linea che tenderebbe a sostituire, come obiettivo della scuola, l' «educazione» alla «istruzione», con lo scopo, addirittura, di formare «l' Uomo Nuovo» all' insegna di un «prescrittivismo buonista», trasformando la scuola in una «insignificante agenzia alla socializzazione». La «Cultura» sarebbe «in sé e per sé, in quanto tale, matrice decisiva di raffinamento etico e di crescita civile» (ma l' autore, dopo avere affermato che «non si può più essere barbari... una volta che si apra Virgilio o che ci si ponga a studiare l' algebra», non manca di correggersi avvertendo che l' istruzione e la cultura «possono anche produrre l' adesione a cattivi valori morali e civici», stanti la libertà e l' autonomia personale). Attribuire invece alla scuola il compito della «Educazione» significherebbe adottare preliminarmente «una determinata tavola di valori assunti a priori e calati dall' alto», e cioè, nel nostro caso, «i valori della Costituzione». L' impianto del nuovo insegnamento mirerebbe in sostanza «a far introiettare "eticamente" la democrazia con l' affermarne perentoriamente la prescrittività». La Costituzione verrebbe «sottratta alla dimensione storico-politica», di «carta politica, dunque politicamente discutibile», e sottoposta a un «processo di eticizzazione» che la trasformerebbe nel «vangelo di una vera e propria "religione politica"», in un «paradigma protototalitario». Non intendo qui discutere sull' appropriatezza della contrapposizione, proposta dall' autore, fra istruzione (o cultura) ed educazione, né negare quel tanto di retorico e di «pomposo» che caratterizza certi documenti ministeriali. Vorrei solo osservare che insegnare la Costituzione (cosa che nella scuola italiana si fa ancora troppo poco) è compito tutt' altro che estraneo alla funzione essenziale della scuola. Cosa vuol dire «insegnare la Costituzione»? Prima di tutto leggerla e farla leggere, nelle classi di ogni ordine e grado, dando seguito alla volontà dei costituenti che, quando la scrissero, la indirizzarono anzitutto ai cittadini. I contenuti della Costituzione sono anzitutto storia, la storia del nostro Paese, dell' Europa e del mondo; di un cammino pieno di contraddizioni e di travagli, ma anche di idee-forza e di processi volti ad affermare e tradurre nella realtà, in un mondo spesso assai distante da essi, valori essenziali che fondano la convivenza civile: eguaglianza degli esseri umani, diritti inviolabili della persona, «giusta autorità» dei governi fondata sul consenso. Far conoscere questa storia è compito della scuola. La Costituzione è anche legge. Approfondirne i contenuti significa misurarsi con la tensione perenne delle comunità umane per darsi un «ordine» non fondato sui rapporti di pura forza, ma sulla «giustizia». Passa, attraverso la Costituzione, l' idea stessa del diritto e della legalità non come astratto omaggio a «regole» arbitrarie imposte dai più forti a proprio vantaggio, o strumento utilizzabile spregiudicatamente dagli azzeccagarbugli di turno (come molti, in Italia, in fondo pensano), ma espressione dello sforzo di costruire giustizia, trovando punti di incontro, «bilanciando» interessi e vedute diverse nel rispetto di valori e interessi comuni. Specie oggi, in una realtà in cui l' «unità» culturale della società è continuamente esposta alla sfida del pluralismo e delle diversità, è vitale la riflessione sul terreno comune che consente a individui e gruppi di riconoscersi come componenti di un «corpo» sociale: questo è il terreno della Costituzione. Essere «cittadini» non è un dato, è un obiettivo: e la scuola non può rinunciare ad essere un luogo - forse oggi il luogo principale - in cui la cultura non si coltiva come corredo di un individuo isolato, ma come patrimonio del singolo volto anche a migliorare la qualità della convivenza. Nella scuola la presenza dell' «altro» e del «sociale» è ineliminabile ed essenziale. L' insegnamento, in tutte le scuole, statali e non, di «Cittadinanza e Costituzione», dovrebbe servire a questi fini. Il problema, come sempre, è farlo bene: ma svalutare e denigrare a priori l' insegnamento non è il modo migliore per fare crescere la scuola e la società italiana. È proprio per dare un contributo in questo senso che l' Associazione Italiana dei costituzionalisti, fin dal 18 novembre 2008 (allora presieduta da Alessandro Pace), ha stipulato un protocollo d' intesa col ministero dell' Istruzione al fine di favorire la collaborazione dei propri soci alla realizzazione degli obiettivi di «Cittadinanza e Costituzione».