L' ora di Costituzione che divide

Fertilio Dario - Corriere della Sera, 9 novembre 2009

 


L' intervento di Galli della Loggia riapre il dibattito sui modelli educativi

Corradini: stiamo solo sperimentando.

Marramao: niente catechismi Indicazioni


 

Si possono insegnare i principi della democrazia a scuola, magari a bambini di sei anni, come se fossero precetti divini da non discutere, comandamenti del catechismo da imparare a memoria? Un primo effetto l' ha già ottenuto, questa domanda provocatoria lanciata ieri sul «Corriere» da Ernesto Galli della Loggia: perché ha scompaginato gli schieramenti politico-culturali e creato inedite alleanze. Sì, risponde ad alta voce Luciano Corradini, presidente della commissione ministeriale che ha lanciato l' idea della materia denominata «Cittadinanza e Costituzione», esponente certo non pentito di un' area dossettiana cattolico-progressista. Ma eccepisce anche il ministro dell' Istruzione Mariastella Gelmini, saldamente ancorata ai principi di centrodestra. Mentre il consenso più convinto a Galli della Loggia viene dal filosofo Giacomo Marramao, di formazione marxista e riformista, alcuni dubbi sul fronte liberale li esprime un altro filosofo, Dario Antiseri. Il fatto è che il punto centrale dell' argomentazione di Galli della Loggia esula dagli schieramenti tradizionali, puntando diritto al cuore del problema: la scuola deve istruire i ragazzi in modo da consentire a ognuno di farsi una cultura (e quindi maturare opinioni proprie, magari sbagliate ma pur sempre libere), oppure deve formarli secondo il modello del buon cittadino, fedele a valori eterni che si accettano in obbedienza all' autorità (compresi quelli costituzionali?). Ben lontano dall' essere un interrogativo retorico, quello di Galli della Loggia tocca in realtà un aspetto centrale non solo della scuola, ma dello stesso dibattito politico. Tiene a sottolineare Luciano Corradini, padre putativo della contestata materia, che l' ora di «Cittadinanza e Costituzione» non è ancora a regime, ma soltanto «in fase di sperimentazione», sia pure in assenza di una proposta precisa da parte del ministero. Così gli istituti scolastici, sulla base della loro autonomia, possono decidere sul contenuto di questa sperimentazione, incluso il numero delle ore da dedicare all' insegnamento e il voto da mettere in pagella. E comunque, dichiara Corradini, l' iniziativa «è il contrario di un catechismo democratico, o di una sacralizzazione della Costituzione. I ragazzi saranno chiamati a confrontarsi anche sul dibattito intorno alle modifiche della legge fondamentale italiana e alla sua comparazione con quelle di altri Paesi». Certo, mettere in discussione la Carta non significa per Corradini ribaltarne i principi inviolabili compresi nella prima parte; l' importante se mai è farli conoscere: «Il vero male - osserva - oggi è l' indifferenza, da cui discende anche la dittatura». Il ministro Gelmini non disconosce a sua volta l' iniziativa, pur precisando: «Cittadinanza e Costituzione non sarà una materia a sé stante, non darà luogo a un voto né prevederà un testo base. D' altra parte, è coerente con la filosofia del centrodestra: integrazione sì purché si conoscano le nostre leggi, istituzioni e tradizioni». E neppure, a giudizio del ministro, è giusto parlare di un metodo d' insegnamento autoritario: «La Costituzione può essere tranquillamente cambiata, ciò non toglie che occorra insegnarla, anche per favorire l' integrazione degli stranieri». L' altro appunto polemico di Galli della Loggia, l' esistenza cioè di un' oligarchia accademico-ministeriale, di stampo progressista, che condizionerebbe le scelte dei vari ministri indipendentemente dal loro credo politico, viene respinta dalla Gelmini: «Le mie scelte sul maestro unico e la riforma dell' università, ad esempio, sono lì a dimostrarlo». Sull' altro fronte, il filosofo Giacomo Marramao apprezza l' impostazione del problema di Galli della Loggia: «Nessuna Costituzione è un testo sacro, e al termine di un ciclo storico è più che legittimo chiederne una riforma. Benché io consideri la nostra una tra le più avanzate del mondo occidentale, trovo eccessiva e inopportuna l' idea di tradurla in materia obbligatoria. Mi piacerebbe, questo sì, che gli studenti imparassero a confrontare le Carte fondamentali dei vari Paesi, e allora un insegnamento simile io lo chiamerei "Cittadinanza repubblicana e Costituzioni"». In chiaroscuro Dario Antiseri: «Sono d' accordo con Galli della Loggia su un punto, cioè che la scuola italiana oggi sia infarcita di pedagogismo verboso. È anche giusto, come afferma, fornire ai ragazzi la chiave dei saperi, perché imparino a risolvere da sé i problemi, tanto più che né la politica, né la televisione né le famiglie oggi li aiutano più. Però - aggiunge - non basta possedere la cultura per essere buoni cittadini: la Germania di Goethe e la Russia di Tolstoj ci hanno dato nazismo e comunismo. E allora dico che i valori della Costituzione italiana devono essere conosciuti per poter essere difesi: i bulli, quelli che infrangono le regole, si deve imparare a disprezzarli». Al punto da considerare la Costituzione qualcosa di sacro? Una simile prospettiva non spaventa lo storico Nicola Tranfaglia: «Succede in America, perché non da noi? La nostra Carta - ricorda - è quanto di più lontano da qualsiasi totalitarismo». Buona, quindi, l' idea di insegnarla già nelle prime classi. Entusiasta invece della provocazione di Galli della Loggia lo storico Dino Cofrancesco: «Sono incondizionatamente con lui. Dietro questa idea dell' ora di democrazia c' è il basso continuo di un Paese che, o fascista o comunista, ha sempre bisogno del catechismo».