[Alfredo Somoza, Argentina: ventimila anni di storia, in:Argentina/Uruguay, Clup Guide, Milano, 1996]
I militari argentini hanno costituito dagli albori della patria una casta chiusa, impermeabile ai cambiamenti sociali, impegnata durante tutto l''800 in guerre e campagne di sterminio per allargare i confini del paese, e, nel '900, hanno formato un vero e proprio "partito" politico. Nei loro primi interventi contro presidenti civili eletti (Yrigoyen, Ortíz, Perón, Frondizi) i militari sono stati soltanto la "spada" dei settori dominanti dell'economia che mal digerivano il protagonismo sempre crescente delle masse popolari. A partire degli anni '60, con il Generale Onganía (golpe del 1966), l'esercito per la prima volta ha un proprio progetto politico, concordante ovviamente con gli interessi del grande capitale nazionale e multinazionale, ma arricchito di elementi originali. E' il decennio della "dottrina della sicurezza interna", che sposta l'attenzione dei militari dalla tradizionale difesa delle frontiere, alla prevenzione contro il "nemico interno comunista". Il nemico non è più lo straniero invasore, ma il compatriota che ha in mente un progetto politico "contrario ai principi tradizionali dell'Occidente e della Cristianità". In questa ottica, durante la dittatura di Onganía, la polizia interviene pesantemente all'interno delle università per scovare "comunisti" e reprime ogni tentativo di lotta sindacale; viene inoltre applicata una censura ferrea (suggerita dalla Chiesa cattolica che sostiene moralmente il regime) su tutte le espressioni culturali, scuola e stampa comprese. Quando i militari tornano al potere nel 1976, dopo la tragica esperienza del governo della vedova di Perón, hanno per la prima volta un progetto articolato e di lungo respiro, grazie al quale sono riusciti a trovare un'insolita unità tra le diverse frazioni esistenti all'interno dei diversi corpi. Videla (esercito), Massera (armata) e Agosti (aeronautica) formano la prima Giunta Militare del "Processo di ricostruzione nazionale" (1976) e sono i responsabili politici dell'eliminazione fisica degli oppositori. Cadranno nelle sanguinarie mani della dittatura guerriglieri, studenti, intellettuali, operai, artisti oltre ad amici e parenti di "sospettati". Il destino che hanno avuto queste 30.000 persone costituisce la pagina più buia della storia argentina contemporanea: semplicemente "desaparecen" (scompaiono). Il rapporto "Nunca Más", stilato dalla Commissione istituita dal governo Alfonsín nel 1984 per fare luce sui crimini della dittatura, descrive aberrazioni mai viste in Occidente dopo la fine del nazismo. Ciò che emerge come dato significativo di questa tragedia è la sua natura quasi "scientifica". Le torture, i ricatti morali, l'uso di sacerdoti per estorcere confessioni, lo stupro e l' uccisione di bambini per convincere i genitori a collaborare, i metodi per eliminare i cadaveri, erano mirati sì a vincere una battaglia contro ciò che si definiva la "sovversione", ma è stato anche probabilmente un banco di prova per sperimentare modelli da esportare, eventualmente anche in Europa, in caso di bisogno. Un dato che forse può contribuire a fare luce su questa pagina della storia recente argentina è l'affiliazione documentata dell'Ammiraglio Massera (capo della Marina e responsabile di uno dei centri di tortura e propaganda più tristemente famosi) e di altri alti mandatari della dittatura, alla Loggia P2. La "specialità" di Massera consisteva nei "voli della morte": aerei tipo Hercules che hanno trasportato ogni giovedì, per tre anni, un carico di prigionieri politici che venivano drogati e lanciati nell'Oceano Atlantico. Questa attività criminale, già conosciuta dai racconti dei superstiti della repressione e degli abitanti della costa che periodicamente trovavano cadaveri galleggianti sulle loro rive, è stata confermata nel 1995 dalla confessione del capitano di vascello Scilingo, il quale ha partecipato a due di questi "voli". Dal racconto di Scilingo si ebbe conferma inoltre del ruolo di sostegno morale dato dai cappellani militari ai criminali reduci da tali "azioni di guerra". I guerriglieri superstiti vengono risucchiati in una logica puramente militarista e si immolano in azioni armate suicide, colpendo anche vittime innocenti e perdendo ogni residuo consenso popolare. Nel 1995, a quasi due decenni del golpe del 1976, il Comandante dell'esercito (Gen. Balza) ha resa pubblica una parziale ammissione delle colpe storiche dei militari argentini affermando che è stato un tragico errore interrompere la democrazia con la forza delle armi.
La stabilità politica conseguente all'applicazione del terrorismo di stato e le riforme neoliberali in campo economico introdotte durante la dittatura aprirono le porte a ingenti prestiti internazionali che finirono in armi, corruzione e opere faraoniche. La comunità internazionale fingeva di non sapere cosa succedeva nelle carceri argentine e il più grande accusatore dei militari diventava paradossalmente il presidente degli USA Jimmy Carter, che decise l'embargo sulle forniture di armi. L'URSS invece, dopo l'embargo imposto dagli USA alle esportazioni di grano in seguito all'invasione dell'Afghanistan, diventa la principale alleata dei militari argentini che, violando l'embargo, vendono grano e carne a quello che essi stessi definiscono il "cancro dell'umanità".
Le Madri di Plaza di Mayo (simpaticamente chiamate dai militari le "locas", pazze), sfilavano ogni giovedì pomeriggio davanti alla Casa Rosada per chiedere notizie dei loro figli nella relativa indifferenza di un popolo intossicato dalla propaganda nazionalista e anticomunista, e reso docile dalla paura e dall'autoritarismo.
Esaurita la fase ascendente di questa ultima dittatura militare, l'epilogo non poteva essere meno tragico dell'avvio. Nel 1982, il Generale Galtieri (ultimo presidente della dittatura iniziata nel 1976) invade le isole Malvine, buttando in aria 30 anni di negoziati diplomatici che avevano portato già negli anni '60 alla dichiarazione, da parte dell'ONU, della sovranità argentina sulle isole, e provocando una guerra che solo nei deliri etilici del Generale si poteva vincere. 1.500 giovani di leva morti e miliardi di dollari bruciati, sono stati l'ultimo caro prezzo pagato per il ripristino della democrazia.