E.F. - La Repubblica 7 settembre 1999
La Corte Suprema israeliana boccia i metodi di interrogatorio dello Shin Beth
GERUSALEMME (e.f.) - Da ieri la tortura è fuorilegge anche in Israele. La Corte Suprema ha giudicato "illegali" i metodi di interrogatorio utilizzati dallo Shin Beth, il servizio segreto interno, in particolare contro i detenuti palestinesi. "Siamo coscienti che il nostro verdetto non faciliterà i compiti delle forze che difendono la sicurezza nazionale, ma non tutto può essere permesso nella lotta al terrorismo", ha dichiarato il presidente dell'Alta Corte, Aharon Barak, osservando che era tempo di mettere fine a questa anomalia in un paese democratico. "È una sentenza storica, corona una battaglia giuridica durata anni", esulta Tomer Ferrer, portavoce dell'associazione B'Tselem, in prima fila nel denunciare gli abusi della polizia israeliana contro i palestinesi. Finora, l'uso della violenza negli interrogatori godeva di una sostanziale legittimità giuridica, giustificato col fatto che Israele è una "democrazia in guerra". In passato proprio la Corte Suprema aveva approvato le "pressioni fisiche moderate" negli interrogatori dei sospetti per costringerli a confessare. La "pressione" poteva essere di vario tipo: l'interrogato veniva privato del sonno, legato in posizione particolarmente scomoda con gli occhi bendati, oppure scosso violentemente. Lo Shin Beth si difendeva sottolineando che grazie alle "moderate pressioni" sono state risparmiate molte vite umane, scoprendo in anticipo piani per attacchi terroristici. Ieri il viceministro della Difesa Sneh ha deplorato la decisione dei giudici, notando che appena due giorni fa in Israele sono esplose due autobombe e c'è il timore di un'ondata di attentati per fermare il processo di pace. Ma il ministro della Giustizia Yossi Beilin si è congratulato con la Corte Suprema, dicendosi convinto che la lotta al terrorismo dispone oggi di sempre più mezzi, mentre era tempo di abrogare un sistema inammissibile in una democrazia.