L´Alabama che vota l´apartheid 

Nello stato Usa non passa il referendum per correggere la Costituzione sulle scuole divise tra bianchi e neri 

 

Alberto Flores D'Arcais, La Repubblica 4 dicembre 2004

 

Birmingham (Alabama) - «L´Amendment Two? Non mi meraviglierei se anche qualche negro avesse votato contro». Sul trolley verde, il piccolo bus che sembra uscito da un vecchio film in bianco e nero gli unici passeggeri sono una dozzina di negroes e nessuno si scandalizza per quella parola così poco "politicamente corretta" pronunciata dal controllore. Anche lui è un "negro" come tutti i presenti.

PERCHÉ la linea rossa del Dart - una delle tre che fa circolare per "downtown Birmingham" questi bus orgoglio della città, gratis 7 giorni su 7 dalle 10 di mattina a mezzanotte - passa in mezzo alle case consumate dal tempo dove vivono solo "afroamericani". Sulla linea rossa i viaggiatori sono tutti anziani, volti rassegnati a un avvenire senza più speranza, gente segnata dalla fatica di vivere e da una storia che li condanna alla povertà ma dell´Amendment Two non sanno nulla e la parola razzismo non la vogliono sentire pronunciare. L´"Emendamento Due" è un referendum, uno tra i tanti organizzati in coincidenza con le elezioni presidenziali del 2 novembre, passato quasi inosservato, dove i cittadini dell´Alabama sono stati chiamati a decidere se emendare o meno la Costituzione di questo Stato del "profondo sud": e per un pugno di voti hanno confermato la possibilità, almeno sulla carta, dell´apartheid scolastico.

La Costituzione dell´Alabama è la più lunga di tutti gli States, con i suoi settecento "emendamenti" fatti apposta per rendere più "flessibile" - e magari annacquare - le troppe libertà volute dagli yankees del nord. Il referendum era stato fatto proprio per eliminare un paio di frasi che sarebbe difficile non definire razziste. Come quella dove si dice che «è dovere del legislatore istituire scuole separate per i bambini bianchi e quelli di colore» o l´altra dove si precisa che «nessuno studente di una delle due razze verrà autorizzato a frequentare una scuola dell´altra razza».

Frasi fuori dal tempo ma che sono ancora impresse nero su bianco in questa Carta scritta nel lontano 1901; quarant´anni dopo che l´Alabama divenne a tutti gli effetti uno degli States e in cui oltre all´obbligo di creare, con i fondi pubblici, scuole "separate" viene anche istituita una poll tax fatta apposta per evitare che i neri (e i bianchi poveri) potessero andare a votare, cambiando così gli "equilibri" razziali (razzisti) che la guerra civile solo in teoria aveva cancellato.

Una Costituzione rimasta in vigore in modo del tutto anacronistico, decenni dopo la desegregazione, proprio nello Stato che è per l´intera America il simbolo del razzismo e delle lotte al razzismo. La storia dell´Alabama è storia di sangue e violenza, di bianchi che impiccavano i neri per uno sguardo o una parola sbagliata, degli "incappucciati" del Ku Klux Klan che qui fondarono la loro "patria", delle bombe alle chiese e di George Wallace, il governatore (democratico) che si oppose a John Kennedy e Lyndon Johnson per difendere la "supremazia razziale" dei bianchi e che nel 1963 impedì di persona l´ingresso all´Università statale ai primi cinque studenti neri.

Ma l´Alabama è anche lo Stato di Rosa Parks, la combattiva donna di Montgomery che un giorno di dicembre del 1955 decise che era troppo stanca per restare in piedi su un autobus e andò a sedersi davanti, nei posti riservati ai bianchi; rifiutò di alzarsi quando un uomo bianco glielo ordinò, per questo affronto venne arrestata ma il suo gesto diede il via alla lotta per rendere i mezzi pubblici un posto civile. È lo Stato di un pastore che accompagnò Rosa sull´autobus dopo che i neri avevano boicottato per tredici mesi tutti i trasporti pubblici e che sarebbe diventato il più grande leader dei diritti civili del suo popolo, Martin Luther King jr.; e nelle vicinanze di Birmingham è nata Condi Rice, il nuovo segretario di Stato di George W. Bush, anche lei una "negra" che ha ancora negli occhi il sorriso di una sua compagna di scuola, saltata per aria dentro a una chiesa insieme ad altre tre bambine quando il "Klan" decise che bisognava dare una lezione a quegli uomini che i razzisti consideravano meno che bestie.

È per porre fine a questo anacronismo che Bob Riley, il governatore (repubblicano) dell´Alabama ha voluto il referendum, ben sapendo che avrebbe dato un dispiacere ai vecchi militanti del Klan e ai razzisti duri a morire, ma altrettanto convinto che visto che nello Stato vengono rispettate le leggi federali e che la segregazione non esiste più per legge da decenni tenere ancora quelle frasi nella Costituzione era uno schiaffo all´intelligenza della sua gente, già fin troppo schernita dagli yankees come una comunità di razzisti.

Sembrava tutto facile, ma quando le urne sono state aperte ecco la sorpresa: l´Amendment Two viene respinto. Respinto per pochi voti, 1850 su un totale di circa un milione e 400mila, ma quanto basta per far esultare chi, per convinzione o per tradizione, vuole che quelle frasi restino scritte sulla Carta. A guidare la rivolta contro il governatore era stato Roy Moore, ex giudice della Corte Suprema dello Stato, diventato un "eroe" - in Alabama e un po´ in tutto il sud "evangelico" - quando si rifiutò di togliere dal palazzo di giustizia un blocco di granito di due tonnellate dove aveva fatto incidere i Dieci Comandamenti.

1850 voti sono pari allo 0,13 per cento e così Riley, forte di una recente legge (che prevede che in tutte le votazioni dove la differenza è sotto lo 0,5 i voti siano ricontati) ha chiesto e ottenuto il "riconteggio", iniziato lunedì scorso e che si concluderà solo la prossima settimana. Se il governatore spera di ribaltare il risultato - magari con qualche trucco contabile a "fin di bene" - i riconteggi delle prime contee non sembrano lasciargli molte speranze: i voti restano più o meno gli stessi e dove cambiano vanno casomai ad avvantaggiare i "no".

Chi ha votato per il "no" rifiuta l´etichetta di razzista. Alla Christian Coalition of Alabama i militanti spiegano che approvare l´emendamento significa solo "far aumentare le tasse" perché costringerebbe lo Stato a garantire scuole pubbliche per tutti, che è poi lo slogan preferito usato da Roy Moore durante la campagna elettorale. E in effetti tra le frasi che l´Amendment Two vuole cassare c´è anche quella che nega ai cittadini "il diritto all´istruzione a spese dello Stato". Chi ha votato per il "sì" si consola dicendo che in ogni caso non cambierà nulla, che l´Alabama "ha sempre vissuto con questa Costituzione" che ciò non ha impedito alla comunità nera di "diventare sempre più forte" e che in ogni caso la stragrande maggioranza dei bianchi vanno in scuole private, "che non a caso sono chiamate seg academies (accademie segregate)".

Sulla "linea rossa", mentre il trolley raggiunge la fermata del Civil Right District - dove il museo dedicato alle lotte dei diritti civili fronteggia la chiesa "bombardata" dal "Klan" - nessuno sembra molto preoccupato dagli esiti del referendum: «Tutto resterà esattamente come prima e poi vuole sapere una cosa? Io ho un cugino che vive nel Bronx, nella liberal New York. Sa che le dico? Che qui a Birmingham per noi negroes la vita è oggi molto più facile di quella sua nel Bronx».

Se sia il prodotto della paura di nuove tasse - l´Alabama ha uno dei più bassi prelievi fiscali di tutti gli States - o la conferma di un razzismo duro a morire, il risultato del referendum ha finito con il provocare l´ennesimo "dibattito" post-elettorale sulle "due Americhe" grazie anche allo spazio che alla vicenda hanno dato alcuni media nazionali come il Washington Post, Usa Today o la Cnn. Dibattito un po´ viziato dai pregiudizi, perchè il voto non rispecchia l´appartenenza di partito e tra i "no" si mescolano repubblicani e democratici, ma che segnala un problema. La "conservative Alabama" ha trovato nel risultato del referendum la via per una offensiva sui "valori" cari agli evangelici; e così, mentre ancora si ricontano i voti, un senatore dell´Alabama, Gerald Allen, ha deciso di mandare all´America un altro segnale inquietante, proponendo di bandire da tutte le bilioteche pubbliche i libri in cui si parla di personaggi "gay" o bisessuali.