Riscaldamento Sempre Piu’ Caro

Riscaldamento Sempre Piu’ Caro

Riscaldamento Sempre Piu’ Caro

In un anno il metano è aumentato fino al 20-30%

di ROSA SERRANO

ROMA – Metano da riscaldamento sempre più caro in Italia, anzi nel Centro-Sud dove, sotto la spinta dei prezzi petroliferi ai quali il gas è legato, le tariffe in vigore a settembre sono mediamente più alte del 20-30% rispetto ad un anno fa. Gli aumenti scattati dall’ inizio di quest’anno non hanno conosciuto soste: più 0,4% nel primo bimestre; più 3,3% nel secondo; più 3% nel terzo; più 2,1% nel quarto bimestre. L’aggiornamento settembre-ottobre 2000 comporterà un ulteriore incremento tariffario del 2,3%, pari a circa 26 lire al metro cubo, comprese le tasse. Da quest’ultimo adeguamento deriverà una maggiore spesa per riscaldamento su base annua pari a circa 36 mila lire per la famiglia con consumi nella media nazionale (1.400 metri cubi all’anno). A guidare la classifica dei rincari sono Campobasso (+29%) e Potenza (più 28,3%); i consumatori più fortunati sono invece quelli di Antona (+11,4%) e Roma (+11,6%)

La tariffa media nazionale. Per il bimestre settembre-ottobre 2000 la tariffa media nazionale del gas metano di 1.156 lire al metro cubo risulta così composta: materia prima (gas naturale prodotto in Italia e importato) 274 lire (24%); trasporto e commercializzazione (gasdotti nazionali) 165 lire (14%); distribuzione (reti locali) 206 lire (18%); imposte (di consumo, addizionale regionale e Iva) 511 lire (44%). Il sistema di indicizzazione del gas metano è stato completamente riformato dal mese di aprile dello scorso anno superando l’aggancio esclusivo al prezzo del gasolio nazionale. Attualmente l’adeguamento del prezzo del gas metano è collegato con un paniere di combustibile simile a quelli utilizzati per le indicizzazioni delle grandi transazioni internazionali di gas naturale.

La giungla delle tariffe. L’attuale giungla delle tariffe del gas metano è destinata a scomparire. A questo scopo, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, guidata da Pippo Ranci, ha messo a punto infatti una proposta che è stata sottoposta alla consultazione di tutti i soggetti interessati: associazioni dei consumatori, sindacati dei lavoratori e delle imprese, associazioni ambientaliste. Il sistema tariffario proposto dovrebbe favorire l’introduzione della concorrenza e interessare le famiglie dall’inizio del 2003. La tariffa finale sarà distinta in servizio di distribuzione e servizio di vendita in modo da rendere possibile ai fornitori alternativi e ai clienti liberi il trasporto del gas attraverso le reti locali.

I bacini tariffari. La riforma tende a superare il vecchio metodo di calcolo delle tariffe, in vigore dal 1975, che ha portato negli ultimi anni ad una proliferazione dei “bacini tariffari” su base comunale e pluricomunale (oltre mille tariffe diverse in tutta Italia), a forti squilibri nell’efficienza dei 744 distributori locali – rileva l’Autorità per l’energia – e a forti differenze fra le stesse tariffe, spesso non giustificate dai costi del servizio reso agli utenti.

La tariffa base. Con il futuro sistema, le tariffe dovrebbero essere determinate dai distributori nel rispetto dei vincoli fissati dall’ autorità per la formazione di una tariffa “base” che sarà unica in tutta Italia per ciascun gruppo industriale. Attualmente i gruppi industriali, le aziende pubbliche e le società attive nella distribuzione del gas, sono circa 320 a cui si aggiungono 290 amministrazioni comunali che gestiscono in proprio il servizio.

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