Fabrizio Corona denunciato a Milano: ancora una volta guidava senza patente

Fabrizio Corona denunciato a Milano: ancora una volta guidava senza patente

Fabrizio Corona denunciato a Milano: ancora una volta guidava senza patente

VENEZIA – Vietato disturbarli. I sessanta consiglieri regionali del Veneto, che ogni mese – quisquilia – ritirano ciascuno uno stipendio sui 9mila euro (netti), sono alle prese con un dilemma vitale. Nulla al confronto dei prossimi cassintegrati della raffineria dell’Eni o delle imprese che stanno chiudendo la saracinesca o delle famiglie che faticano a conciliare il pranzo con la cena. Il loro dilemma è numerico: 30, 50 o 60? Roba che neanche le buste del mitico Rischiatutto.

Tre sedute del consiglio del Veneto sono già state impiegate per la discussione generale sul nuovo statuto, in pratica la “carta costituzionale” della Regione. Sono tutti d’accordo su tutto, tranne che sul numero dei consiglieri. Dopo un anno di lavoro in commissione, il 1° agosto si erano accordati su 60. Esattamente come oggi. Poi è arrivato il decreto nazionale anticrisi che, per il Veneto, dice “fino a 50”. E il governatore Luca Zaia se ne è uscito con 30: dimezziamoci. Ecco, su un numero – 30, 50, 60 – i consiglieri resteranno impegnati a lungo: aula convocata per il 4, 5, 6 ottobre, poi dal 10 al 14, ininterrottamente.

Un pezzo di opposizione (Udc, Sinistra, Unione Nordest) ha tirato fuori i sacchi a pelo: sotto i 60 eletti non si scende, a meno che non si ritorni al sistema proporzionale e l’elezione indiretta del governatore, dicono che è in gioco la democrazia e la rappresentatività dei veneti. E poi – rincarano – il “patto” dei 60 non può cadere per un “diktat” romano. Gli altri (Lega, Pdl, Pd, Idv) ribattono dicendo che con 50 eletti, con i risultati elettorali del 2010, tutti gli attuali partiti sarebbero rappresentati, tranne l’Unione Nordest.

Mettersi di nuovo d’accordo? Trovare una “quadra” se non altro per evitare un altro fallimento dello statuto (e sarebbe il terzo)? Macché, depositati ci sono già 1237 emendamenti, di cui un migliaio del solo Pettenò. È la “politica”, bellezza. Per le prossime settimane, dunque, meglio non tirar fuori problemi come il lavoro, la scuola, i trasporti che non vanno: a Palazzo Ferro Fini il dilemma è su un numero.

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