Alle radici del Grande Gioco:

 

La precondizione sta nella secolare contesa tra Francia e Gran Bretagna  per il predominio coloniale

la competizione si era acuita a metà Settecento e si era, momentaneamente, conclusa con la guerra dei Sette anni (1756-63):

Ma la partita era stata riaperta dal "sogno orientale" di Napoleone Bonaparte:

Nell'intento di colpire gli interessi della Gran Bretagna, Napoleone intendeva,

 

Nelle sue memorie, Napoleone si attribuì un piano strategico di dimensioni mondiali che avrebbe dovuto inseguire la leggenda di Alessandro Magno.

Al di là della realtà o meno del piano, la strategia di Napoleone in "Oriente" innescò meccanismi che avrebbero agito nel tempo, lungo tutto l'Ottocento 

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Fonte: F. Finzi, Storia, vol. 2, Zanichelli, Bologna 1990, pag. 687

 

Contro tale disegno "globale" si erano coalizzate le maggiori potenze europee, ma:

aderì alle misure economiche antinglesi;

e accettò l'ipotesi di una divisione concordata fra Pietroburgo e Parigi di zone d'influenza in caso di smembramento dell'impero ottomano;

 

Sconfitta la Francia il compito di contrastare l'imperialismo britannico in Oriente  fu ereditato e ripreso dalla Russia; e tale rimase per tutto l'Ottocento.

 

 

"La risposta britannica consistette nell'aiutare i popoli e gli stati del Medio Oriente e a opporsi all'espansionismo delle potenze continentali.

Di conseguenza i governi britannici succedutisi nel XIX secolo perseguirono una politica di sostegno alle traballanti monarchie asiatiche, contro interferenze, destabilizzazioni e invasioni progettate o messe in atto dalle potenze continentali.

In tale politica, all'impero russo spettò ben presto il ruolo di avversario principale.

Neutralizzare i piani russi in Asia divenne una sorta di ossessione, in Gran Bretagna, per intere generazioni di uomini politici e alti funzionari civili e militari.

A quello scontro su larga scala sia nello spazio che nel tempo i funzionari britannici diedero il nome di the Great Game".

 David Fromkin, Una pace senza pace, Rizzoli, Milano 2002, pag. 29.