Chi massacra donne e bambini non è un interlocutore

 

Khalida Messaoudi, protagonista storica del movimento femminista in Algeria, è stata eletta deputata alle legislative del 5 giugno scorso nelle liste del Rcd. Condannata a morte dagli islamisti nel 1993, vive da allora in semiclandestinità nel suo paese

[Dall’intervista a Khalida Messaoudi apparsa sul n. 62 di Una città.]

 

Gli islamisti, in base alla considerazione che il potere algerino riconosce solo chi può essere pericoloso, cercano di creare, uccidendo e distruggendo, una situazione di instabilità che costringa i militari a negoziare una spartizione dei potere; noi democratici, invece, pur consapevoli che il potere algerino riconosce solo chi ha una capacità di nuocere, perché ha un carattere fondamentalmente mafioso, siamo fermamente contrari a una logica di contrapposizione che utilizzi l'assassinio, siamo per una capacità di contrapposizione pacifica, per organizzare, cioè, la società in modo che un giorno diventi autonoma da questo potere. E' il nostro metodo, abbiamo forse torto, ma ci crediamo. Gli islamisti questa capacità di nuocere se la sono costruita, non a partire dal 1990, ma a partire dal 1980, quando hanno iniziato a raccogliere armi ed esplosivi. I primi maquis islamisti risalgono alla metà degli anni Ottanta, anche se non hanno avuto successo; il primo grave attentato è dei novembre 1991, precedente alle elezioni di dicembre. Il gruppo di partiti riuniti attorno a Sant'Egidio ha fatto lo stesso ragionamento: il potere non riconosce altri che chi può nuocere. Ma questi, non avendo una forza militare da contrapporre al potere algerino, si sono detti che per obbligare i militari ad una spartizione dei potere bisognava accodarsi al Fis che, lui sì, aveva questa forza, questa capacità di nuocere. In questo modo si sono assunti una responsabilità gravissima. Intanto, perché mai un potere che ha una simile natura, avrebbe dovuto allargare il negoziato a partiti minori, tutto sommato inoffensivi? D'altra parte non c'era alcuna ragione per cui il Fis, che è fondamentalmente fascista, dovesse lavorare per altri partiti come può essere il Ffs. Ma questi sono ancora errori di valutazione politica, la gravità della scelta è quella di accodarsi ad una forza che usa sistematicamente la violenza contro i civili e i luoghi di libertà dei civili. Noi rifiutiamo in modo categorico di accettare come interlocutore un partito islamo‑fascista, la cui strategia produce massacri di bambini, di donne, di vecchi, di giornalisti, di civili, massacri di un'intera popolazione. E poi non bisogna mai dimenticare che la violenza è consustanziale agli islamisti, non è congiunturale, fa parte dei loro modo di agire e di funzionare, esattamente come per tutti i partiti integristi del mondo e nella storia, esattamente come per Pol Pot in Cambogia, esattamente come per i fascisti. La violenza, per loro, è un mezzo di comunicazione, il mezzo che utilizzano non per convincere, ma per imporre. Reprimere e uccidere è la loro natura. Se si dimentica questo non si capirà mai nulla di quello che sta succedendo. I poteri islamisti che cosa fanno ovunque? Regolano lo status dell'individuo, e della donna in particolare, impediscono ogni tipo di libertà. Il loro progetto può essere riassunto in "dittatura nella vita di ogni giorno, di ogni istante". Allora, non mi si può venire a dire: non fa niente, sono fascisti, ma accordati con loro, negozia con loro". No. E dei resto, questi fautori del negoziato alla Sant'Egidio che tacevano, quand'è che si sono risvegliati? Quando c'è stato il massacro peggiore, quello dei 28 agosto. Rivivono se c'è un massacro orribile: come gli avvoltoi. Ma questo risponde sempre alla logica della violenza, di far dei male; un massacro di trecento persone è la prova che c'è una capacità di nuocere enorme, dunque si dicono: "Bisogna approfittarne per imporre ad un potere mafioso di negoziare". Non hanno capito niente. Il potere sta negoziando con il Fis da molto tempo, senza di loro. In tutto questo i veri perdenti sono solo gli algerini. […]

 

Leggo continuamente articoli e analisi che mi fanno male perché esprimono disprezzo per il mio popolo, spesso descritto come incapace di autodeterminarsi, da mettere sotto tutela, un popolo di second'ordine. C'è un paternalismo incredibile, tanti osservatori pretendono di sapere cosa ci vuole per gli algerini meglio degli algerini stessi. In realtà, queste persone considerano ciò che sarebbe insopportabile per gli europei, dei tutto sopportabile per i non‑europei. Questo è razzismo, nient'altro. Se il Fis prendesse il potere in Algeria e gli algerini si facessero assassinare legalmente nelle prigioni, non vi sarebbe problema. E infatti: si sono forse mai mobilitati contro quello che è successo in Iran? Silenzio totale.

In Iran dal 1979 centinaia di migliaia di persone sono state assassinate, torturate, imprigionate nel nome di Allah. Questi che cosa hanno detto? Nulla.

Quello che oggi dicono per l'Algeria non è nuovo, è stato detto per altre situazioni storiche. Mi piacerebbe molto leggere ciò che queste persone hanno detto quando Pol Pot ha preso il potere in Cambogia, e cosa hanno detto quando quella di Pol Pot si è rivelata un'esperienza tremenda. Pensiamo alla Bosnia. Tanti specialisti dicevano che ci voleva un negoziato. Ci sono stati dei negoziati, ma la morte continuava. Quando è cessata? Non sono bastati i negoziati, è stato necessario che gli americani arrivassero con il loro esercito per dire: adesso basta! Non ho ancora capito quale sia l'interesse di queste persone nel persistere a mentire negando la storia. Naturalmente io sono contro la guerra, dei resto chi può essere contro la pace? Chi, a parte i gruppi islamici armati? Gli unici capaci oggi di fare la pace sono quelli che uccidono, sono i gruppi islamici armati smettendo di uccidere. Siccome non lo faranno da soli, perché non ne hanno la volontà, ebbene bisogna impedire loro di uccidere. E come? Vorrei che mi si rispondesse a questa domanda. Gli algerini sono abituati agli assassini, abbiamo avuto Béjart in Algeria, anche Le Pen ha torturato in Algeria, ce l'abbiamo fatta all'epoca, ce la faremo di nuovo, soffriamo molto è vero, si muore molto in Algeria, ma ce la faremo, di questo sono certa. Le analisi di queste persone non mi fanno paura, il problema è che possono diventare pericolose perché esercitano un'autorità sull'opinione pubblica.

Devo dirlo: attenzione a non diventare dei relè degli assassini! […]

 

Il potere algerino ha fatto scelte islamico‑conservatrici chiare almeno fin dai primi anni Ottanta. Il codice della famiglia adottato nel 1984 in regime di partito unico è la sharia nella sua accezione più retrograda, la scuola, dalla riforma dei 1980 è asservita agli islamisti, e così la televisione, la radio... Tutte cose che gli islamisti gestiscono ovunque, per reprimere le aspirazioni di libertà. Ed è bene ricordare che sempre nel 1984, allorché i cittadini algerini non avevano diritto né di associazione né di manifestazione, l'unica organizzazione autorizzata a operare liberamente in Algeria era la Lega per il proselitismo islamico finanziata dai petrodollari dell'Arabia Saudita.

Perché si dimentica che Chadli Bendjedid, presidente dal 1979 al 1992, e incarnazione di questa alleanza storica, de facto, con gli islamisti, era colonnello, anche se indossava giacca e cravatta? Il potere militare ha sempre avuto una facciata civile, che il Fln ha assunto per quasi trent'anni da solo come partito unico e che oggi è spartita fra Fln, Rnd il nuovo partito dei potere e Hamas, che è un partito islamista. Nahnah, leader di Hamas che ha oggi sette ministri al governo e che era al governo anche prima delle elezioni di giugno, è il numero due dell'internazionale dei Fratelli Musulmani. L'opzione islamico‑conservatrice dei potere è stata confermata anche in occasione di queste ultime elezioni legislative. Quando hanno manipolato i risultati, chi hanno sacrificato? I democratici.

Il processo di instaurazione di strutture sociali regressive, quali il codice della famiglia e la scuola partorita dalla riforma dei 1980, è in atto da tempo. Quello che mi interessa è l'evoluzione della società, come la società si è organizzata di fronte a questo processo. Prendo l'esempio dei codice della famiglia: le donne avevano manifestato pubblicamente in diversi modi, malgrado le difficoltà, la loro opposizione a questo testo già nel 1981, quando il codice si discuteva a porte chiuse. Poi c'è stata una mobilitazione ininterrotta fino ad oggi, e dall'8 marzo di quest'anno è in corso un'immensa petizione nazionale per chiedere una revisione dei codice nel senso dei diritti delle donne. Ad esempio, le ragazze dell'associazione Rachda sono andate fin sulle spiagge per far firmare la petizione e hanno raccolto centinaia di firme, e così per strada: tutti firmano; l'idea secondo la quale gli algerini non firmerebbero non corrisponde al vero. Effettivamente, queste ragazze non possono andare in ogni quartiere perché gli islamisti uccidono, ma questa è una responsabilità degli islamisti. Prendiamo il dossier educazione. In Algeria c'è un dibattito straordinario in corso da almeno sette anni sulla scuola, condotto dalla società civile, che non esiste in nessun altro paese musulmano o europeo, sia sui giornali a livello di analisi dei contenuto dei programmi, sia con ricerche di grande qualità fatte da ricercatori algerini. E oggi il governo nel suo programma è stato obbligato a dire "riformeremo il codice della famiglia, riformeremo l'educazione". Questo è il risultato della lotta condotta dalla società algerina.

Ci sono state e ci sono delle lotte nella società intorno a delle aspirazioni di libertà, di giustizia, di uguaglianza, che cominciano a trovare eco a livello delle istituzioni. Bisogna ora che i deputati siano all'altezza delle aspirazioni della società. Questi due esempi sono molto significativi, perché il codice della famiglia e la scuola sono due luoghi fondamentali per la democratizzazione di una società. Certo, in parlamento non sarà facile con gli islamisti, ma non ci sono solo loro e sta a noi deputati democratici convincere e stringere alleanze. È questo il dialogo in un paese: la capacità di stringere alleanze con altri partiti su dei punti precisi. Se saremo capaci di creare un accordo con un certo numero di partiti sulla revisione dei codice della famiglia, nel senso di maggiori diritti alle donne, sarà una vittoria delle donne algerine che si sono mobilitate.

Ora, se per certi osservatori questa sarebbe un'imposizione da parte di una minoranza non rappresentativa, non abbiamo più niente da dirci. Che lo credano pure, se vogliono. In realtà, a queste persone le lotte contro il codice della famiglia, per cambiare la scuola non interessano affatto: perché sono condotte dalla società algerina e a loro la società algerina non interessa, a loro interessano solo gli apparati di potere. […]

 

So che nel mio paese la democrazia si costruirà un po' alla volta. lo non ho mai affermato di rappresentare l'80% della popolazione, come ha sostenuto il cartello di forze che firmò Sant'Egidio. Quelli non sono affatto l'80% della popolazione. Gli islamisti in Algeria rappresentano, al massimo, il 25%. Questa è la cosa più importante per me. Ciò che mi interessa è che le idee che difendo avanzino nella società. E quando vedo il capo dei governo, che due anni fa affermava che il codice della famiglia non era un problema, riconoscere oggi, invece, che bisogna riformarlo perché pone dei problemi, è una vittoria delle idee democratiche.

In questo senso l’ultima campagna elettorale è stata un rivelatore straordinario: allorché i partiti islamisti si mettono a dire, per convincere gli elettori, di essere democratici e a favore della democrazia, io sono contenta perché vuol dire che sono le mie idee ad avanzare.