[A. Cassese, Come farò il giudice, La Stampa 19 settembre 1993].
Antonio Cassese, professore di diritto internazionale, è l'unico italiano tra i giudici nominati dalle Nazioni Unite per il Tribunale per i crimini di guerra nel territori della ex-Jugoslavia.
«Tre giorni fa, quando ho appreso che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite mi aveva eletto tra i giudici del Tribunale internazionale per i crimini nella ex‑Jugoslavia, un amico mi ha chiesto quale fosse il mio stato d'animo. Lì per lì non ho saputo rispondere, ma ora posso dire che, malgrado il compito assai arduo che mi attende, è con trepidazione ma non senza orgoglio che mi accingo a partecipare ad una difficile azione internazionale che potrebbe però essere memorabile.
Il nuovo Tribunale se, come mi auguro, lavorerà rapidamente e con la massima efficacia, potrà segnare una svolta nella lotta internazionale a difesa della vita e della dignità di tutte le donne e di tutti gli uomini vittime di gravi misfatti. La creazione del Tribunale, a mio giudizio, ha cinque meriti principali. Primo, può agire come deterrente pratico contro ulteriori crimini. Secondo, può impedire che si finisca per colpevolizzare interi gruppi etnici (i serbi, i musulmani, i croati) perché consentirà di attribuire la responsabilità per misfatti gravissimi a singoli individui, siano essi gli esecutori materiali o i dirigenti politico‑militari. Terzo, ribadisce all'opinione pubblica mondiale il dovere di reagire sempre contro atrocità e massacri, che sarebbe imperdonabile dimenticare. Quarto, crea un precedente importante per atti di genocidio o violenze in altre parti del mondo, dove pure bisognerà intervenire a livello penale. Quinto, a differenza di Norimberga e Tokyo, il Tribunale accoglie alcuni fondamentali princìpi di civiltà giuridica (sono vietati sia il processo in contumacia sia la pena di morte; è inoltre previsto il diritto di appello).
Certo, non sarà facile identificare, arrestare e trascinare in giudizio i colpevoli. Non bisogna però trascurare il fatto che il Tribunale ha il potere di pronunciare ordinanze di arresto o comparizione direttamente vincolanti; ne consegue che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU potrà adottare sanzioni (economiche, politiche o diplomatiche) contro quei governi che si rifiutassero di consegnare i colpevoli o di produrre le prove richieste. Inoltre, tutti gli Stati membri dell'ONU hanno l'obbligo di cooperare con il Tribunale. Quel che è sicuro è che i colpevoli non potranno comunque trovare scampo all'estero, e dovranno prima o poi comparire in giudizio.
I problemi saranno molti e difficili. Ma era moralmente e giuridicamente necessario che le Nazioni Unite intervenissero con i mezzi della giustizia penale, mentre si stanno adoperando, ad altri livelli e purtroppo ‑ almeno per ora ‑ con scarsi risultati, per trovare una soluzione politica ai massacri in corso».