Il Sudafrica: scheda storica

[P. Valsecchi, Sudafrica, in Dizionario di Storia, il Saggiatore – B- Mondadori, Milano 1993 ()]

 

DALLA COLONIZZAZIONE BANTU A QUELLA EUROPEA.

Popolato originariamente da gruppi di boscimani e ottentotti, il territorio dell'odierno Sudafrica fu sottoposto durante l'ultimo millennio alla progressiva colonizzazione a opera di agricoltori e allevatori bantu, che, scendendo da nordest, spinsero gradualmente verso l'attuale Provincia dei Capo e le regioni desertiche del Kalahari il sostraio preesistente, o lo assimilarono, dando origine alle attuali grandi famiglie nguni, sotho e tsivana. Nel 1652 J. Vari Riebeeck fondò un insediamento olandese al Capo di Buona Speranza, come base sulla via delle Indie orientali, cresciuto poi con l'immigrazione di dissidenti religiosi protestanti, specialmente di origine francese, che si costituirono come libera comunità di agricoltori e allevatori nell'attuale Provincia del Capo. Nella seconda metà del XVIII secolo essi entrarono in conflitto con le popolazioni bantu per il controllo delle terre di pascolo (guerre cafre, 1779 - 1850). 1 britannici occuparono l'insediamento olandese dei Capo nel 1795, nel quadro delle guerre napoleoniche e lo annetterono definitivamente come colonia nel 1814. L'estendersi della colonizzazione britannica, che si appuntò anche sulla regione costiera dell'oceano Indiano, il Natal, dove più tardi si affermò una prospera economia di piantagione, con l'importazione di manodopera indiana (all'origine dell'aitro gruppo di minoranza razziale del paese), determinò uno spostamento verso l'interno degli agricoltori boeri, gelosi delle proprie autonomie, dei proprio modo di vita e del diritto di utilizzare manodopera servile e schiava, contestato dalla legislazione antischiavistica della Gran Bretagna (1833). Questa dinamica diede origine nel 1834‑1839 a una vasta migrazione (grande trek) nelle aree degli attuali Orange e Transvaal, dove si costituirono libere repubbliche boere. Completata l'assunzione del controllo da parte dei britannici sulle aree orientali della Provincia dei Capo e quindi sul Natal, dopo una serie di guerre contro gli zulu, culminate nel 1879 con la sconfitta di questi ultimi e quindi la graduale sottomissione dei loro stato durante il decennio successivo, la parte fmale del secolo vide la collisione fra britannici e le repubbliche contadine boere dell'Orange e del Transvaal (Repubblica sudafricana, guidata da Kruger), scatenata dalla contesa per il controllo sulle ricche risorse aurifere e diamantifere scoperte nelle regioni in cui i boeri si erano insediati.

 

DOMINION E STATO RAZZISTA.

La sanguinosa guerra anglo‑boera (1899‑1902) pose fine all'indipendenza dei boeri, i quali tuttavia acquistarono di fatto il predominio politico nell'ambito della nuova Unione sudafricana (1910), dominion britannico comprendente le quattro province del Capo, Natal, Orange e Transvaal. L'alleanza fra oligarchia anglosassone e gruppo dirigente boero si consolidò attraverso i governi "unionisti" del Partito sudafricano di L. Botha e J.C. Smuts, due esponenti afrikaner (boeri) dei Capo. Fu in questa fase che, nonostante l'impostazione liberaleggiante dei governo, vennero poste le basi istituzionali della segregazione razziale, attraverso il Native Land Act del 1913, che vietava agli africani di possedere terra al di fuori delle riserve (le aree garantite ai diversi gruppi dopo la sottomissione). La privazione dei residui diritti politici dei neri fu attuata nel 1936, in una fase di coalizione, dopo il governo nazionalista di J.B.M. Hertzog, fra la leadership unionista, i nazionalisti boeri e le forze di estrema destra di simpatie filonaziste. Nonostante spinte in senso contrario, il Sudafrica partecipò alla seconda guerra mondiale dalla parte degli alleati. Il considerevole sforzo bellico fu all'origine della fase di decollo industriale che il paese conobbe nel dopoguerra, con grandi trasformazioni dell'assetto socio‑economico della popolazione e l'accelerazione dell'urbanesimo, che investì settori crescenti del mondo nero. L'innalzamento del tenore di vita dell'elemento bianco nel suo complesso e la sua deruralizzazione portò a un'attenuazione delle differenze fra inglesi e afrikaner, mentre l'affermazione di un ceto operaio bianco privilegiato introdusse un elemento di forte contraddizione nel movimento sindacale. Con la vittoria dei Partito nazionalista nelle elezioni dei 1948 si apri un'era di ininterrotto predominio afrikaner sullo stato, con una decisa sterzata in chiave razzista. Fu in questa fase, segnata dai governi di D.F. Maian, J.G. Strjidom, H.F. Verwoerd, che venne elaborato il complesso di norme alla base del sistema di segregazione razziale. L'opposizione nera si organizzò intorno all’African National Congress (Anc), fondato nel 1912, e assunse successivamente forme più radicali con la costituzione del Pan-African Congress (Pac) nel 1959. Il varo della politica dei Bantustan da parte del governo scatenò una serie di scontri culminati nel massacro di dimostranti neri a Sharpeville, nel marzo 1960, a opera della polizia. L'isolamento internazionale in cui il paese venne a trovarsi in seguito a questi fatti indusse il governo di Pretoria a promuovere l'uscita dal Commonwealth e la proclamazione della repubblica (maggio 1961). Nel 1962 l'Anc e le altre organizzazioni africane d'opposizione vennero messe fuorilegge e diversi leader neri, fra cui N. Mandela, furono imprigionati. Il governo di 113. Vorster (1966‑1978) attuò una politica di rafforzamento della posizione dei Sudafrica in Sudan Africa australe, sostenendo attivamente la minoranza bianca della Rhodesia e il colonialismo portoghese in Angola e Mozambico, mentre proseguì all'interno una politica di repressione dell'opposizione nera (strage di Soweto dei 1976, assassinio di S. Biko, 1977). Inoltre fu avviata la concessione delle "indipendenze" agli homeland etnici per la popolazione africana, mai riconosciute da nessun altro stato della comunità internazionale, punto di forza della dottrina che prevedeva lo "sviluppo separato" delle diverse componenti razziali e etniche dei paese, e furono attenuate molte delle misure di segregazione razziale più minute e urtanti, come quelle riguardanti il contatto quotidiano fra membri dei diversi gruppi (petty apartheid).

 

VERSO IL SUPERAMENTO DELL'APARTHEID.

Una ridefinizione della politica interna fu intrapresa dal governo di P. W. Botha (1978‑1989) che, in un quadro di recessione economica, aggravata dalle sanzioni internazionali imposte al paese e dai mutamenti di scenario regionale (decolonizzazione di Angola, Mozambico e quindi Zimbabwe e formazione di regimi di sinistra e antiapartheid ai confini del paese, lotta antisudafricana in Namibia), elaborò un'ambiziosa strategia di riforma del sistema di predominio razziale, prefigurando la cooptazione delle minoranze meticcia e indiana nel sistema politico dominante, pur restando legato al principio di un sistema politico‑istituzionale separato e sempre centrato sugli homeland per la maggioranza nera. Questi princìpi vennero assunti nella Costituzione del 1984, osteggiata dalle estreme destre bianche, ma duramente contestata anche dalla maggioranza nera. I disordini del 1985 portarono alla proclamazione dello stato d'emergenza e a una recrudescenza repressiva, che provocò una forte reazione internazionale e un movimento di protesta interno aggregato dalle chiese, mentre settori sempre più vasti del mondo bianco si convinsero dell'improrogabilità della concessione di reali diritti politici ai neri. All'inizio dei 1989 una crisi politica all'interno del Partito nazionalista portò alla sostituzione di Botha con F.W. de Klerk, sostenitore di una cauta apertura nei confronti dell'African National Congress. Capo dello stato dall'agosto 1989, de Klerk avviò una politica negoziale nei confronti della maggioranza nera e, dopo lo storico discorso al parlamento dei 2 febbraio 1990, in cui annunciò la legalizzazione dell'Anc e di altre organizzazioni dell'opposizione nera e la liberazione di N. Mandela e altri detenuti politici, pose le basi per la definitiva abrogazione dell'apartheid. Mentre la conflittualità interna andava aumentando, accentuata tanto dalle posizioni di dissenso delle destre oltranziste e dalle attività d'ostruzione di centri di potere bianco, come dall'insorgere di dissensi nel fronte nero (principalmente fra l'Anc e l'Inkhata di G. Buthelezi), nei primi anni Novanta i negoziati per una riforma costituzionale si protrassero ripetutamente interrotti da dissensi sulla forma dello stato e tra le posizioni più spiccatamente centralistiche dell'Anc e le ipotesi federalistiche del Partito nazionalista, dell'Inkhata e delle forze politiche degli homeland. Nel tentativo di trovare un compromesso, all'inizio del 1993 si giunse a un accordo pienamente democratico.