Hiroshima: la memoria dell'evento in Italia

 

Quando scoppiò la bomba atomica forse nessuno o, comunque, pochi se ne accorsero.

Quest’affermazione è solo in apparenza paradossale, perché, in un’Europa che allora godeva i primi mesi di pace, la notizia dell’esplosione che inaugurò l’era nucleare fu letta e accolta in un contesto che ne impedì l’esatta comprensione: il bombardamento di Hiroshima appariva eccezionale non per il numero di morti o l’entità delle distruzioni (ben più pesanti erano i bilanci di Dresda e Tokyo), ma “soltanto” perché una sola bomba le aveva provocate.

In compenso però quell'esplosione poneva fine alla guerra in Asia e - versione ufficiale immediatamente accettata - aveva permesso di risparmiare centinaia di migliaia di vite umane, quelle dei soldati americani che avrebbero dovuto sbarcare nelle isole giapponesi, a fronte di poche decine di migliaia di vite di civili giapponesi.

Vittorio Foa, nella sua testimonianza pronunciata di fronte a 1700 studenti e riportata in questo dossier, lo dichiara con grande chiarezza e onestà intellettuale, aggiungendo che solo successivamente ci si rese conto della portata dell’evento.

In occasione del 50° anniversario dello scoppio della bomba su Hiroshima, Luigi Cortesi, direttore della rivista «Giano» e docente di storia contemporanea presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, raccoglie in un quaderno della rivista (il quarto) una quindicina di testimonianze di intellettuali e scienziati che rievocano le loro impressioni di quel momento. Riportiamo qui alcune di quelle interviste che, ci sembra, completino il quadro tracciato in questo dossier, rendendo dell'evento la riflessione sulla memoria.