Da Guernica a Tokyo: l’escalation delle vittime civili nei bombardamenti a tappeto.

 

Hiroshima è divenuta, a ragione, il simbolo della barbarie distruttiva innescata dalle guerre del Novecento: in un solo istante decine di migliaia di vittime civili furono polverizzate e da quel momento crebbe nella coscienza collettiva l’incubo di una guerra atomica.

Di questo evento che segna un’epoca, proponiamo un percorso didattico nella prossima sezione di documenti; in questa vogliamo, invece, preparare un doveroso, anche se macabro, confronto che nasce dal computo delle vittime e delle distruzioni perpetrato con le armi convenzionali, rispetto all’unica – per fortuna – volta in cui è stata usata la bomba atomica. Tra i primati negativi del Novecento bisogna infatti annoverare anche quello dell’elaborazione di una raffinata tecnica di bombardamenti aerei espressamente finalizzato a seminare terrore tra la popolazione e, quindi indirettamente, fiaccare la resistenza militare del nemico. Il caso di Hiroshima non fa che collocarsi lungo questa linea.

Le tecniche del bombardamento a tappeto (area-bombing), sperimentate per la prima volta nella guerra civile spagnola furono adottate su vasta scala dalla Luftwaffe nell’operazione “Leone Marino”, termine in codice che indica la lunga battaglia con la quale Hitler nel 1941 tentò di liquidare la resistenza inglese. Gli Inglesi a loro volta ne compresero l’efficacia e la determinazione, con la quale perseguirono la sistematica distruzione delle maggiori città tedesche, è certamente una delle cause della sconfitta di Hitler.

Questa osservazione sembra in qualche modo giustificare la coscienza dei vincitori che nel pieno della guerra non nascosero le loro reali intenzioni : «Dobbiamo colpire le fondamenta che reggono la macchina da guerra tedesca, cioè l’economia che la nutre, il morale che la sostiene, gli approvvigionamenti che la alimentano e le speranze di vittoria che la ispirano»; sono queste le parole dell’allora capo di stato maggiore della R.A.F., sir Charles Portal. Questi non faceva altro che ribadire il pensiero di  W. Churchill che, l’8 luglio 1941, aveva scritto: «C’è una sola cosa che farà cadere Hitler, vale a dire una serie di attacchi assolutamente devastanti e di sterminio effettuati dai bombardieri pesanti di questa nazione contro la madre patria nazista»

Al di là dei rimpalli sulle responsabilità e delle ricerche di giustificazioni assai poco convincenti, resta il fatto che con la seconda guerra mondiale l’uso indiscriminato dell’aviazione contro le città imprime una svolta definitiva verso il coinvolgimento delle popolazioni civili nelle guerre. Se infatti nell’Ottocento è sostanzialmente trascurabile il numero delle vittime civili, con la seconda guerra mondiale esso sale a oltre il 40 percento dei morti in guerra.