Da sempre annunciato nelle dichiarazioni programmatiche di Hitler e degli altri capi nazisti e da tempo iniziato in forme occasionali, lo sterminio degli ebrei divenne sistematico con l'attacco alla Russia (22 giugno 1941), quando incominciarono a operare nelle retrovie dell'esercito tedesco, speciali reparti (Einsatzkommandos, EK) ai quali era affidato il compito dei rastrellamenti e delle fucilazioni di massa. Si tratta di un passaggio essenziale nella catena di decisioni che portarono alla “soluzione finale” attuata nelle camere a gas di Auschwitz. Gli EK erano costituiti da un numero non elevatissimo di soldati e di appartenenti ai corpi speciali della polizia che operavano con procedure orientate alla massima efficienza. Nel brano che segue si può leggere la descrizione di una delle numerose stragi attuate da questi gruppi: è quella avvenuta nel burrone di Babi Yar, presso Kiev. Lì, nel corso di due soli giorni, fra il 29 e il 30 settembre 1941, 33.771 ebrei furono uccisi uno per uno a colpi di pistola.
[Testimonianza dell’autiere Höfer in: “Bei tempi”. Lo sterminio degli ebrei raccontato da chi l’ha eseguito e da chi stava a guardare, a cura di W.Klee, W.Dreßen, V.Rieß, Firenze, Giuntina, 1990, pp. 54/56]
Un giorno ricevetti l'ordine di recarmi fuori città col mio camion. Come accompagnatore avevo con me un ucraino. Erano circa le 10 del mattino. Lungo il percorso superammo degli ebrei che marciavano a piedi con i loro bagagli nella mia direzione. Erano intere famiglie. Quanto più ci allontanavamo dalla città, tanto più fitte diventavano le colonne. In un vasto campo aperto c'erano mucchi di indumenti che costituivano la meta del mio viaggio. Fui pilotato là dall'ucraino. Il camion si fermò in prossimità dei mucchi di indumenti che vennero subito caricati dagli ucraini che si trovavano là. In questo posto osservai che gli ebrei che arrivavano ‑ uomini, donne, bambini ‑ venivano presi in consegna dagli ucraini e condotti in posti diversi dove uno dopo l'altro dovevano deporre, nell'ordine, il bagaglio, i cappotti, le scarpe, i vestiti e anche la biancheria. Allo stesso modo dovevano deporre in un luogo determinato i loro oggetti di valore. Per ogni tipo di indumento veniva formato un mucchio apposito. Tutto procedeva molto velocemente e se uno esitava veniva spronato con calci e percosse. Credo che ognuno impiegasse meno di un minuto dal momento in cui si toglieva il cappotto fino a quando si trovava completamente nudo. Qui non si faceva distinzione fra uomini, donne o bambini. Gli ebrei che venivano dopo, vedendo questa svestizioni avrebbero avuto l'opportunità di fare dietrofront. Mi domando ancora oqgi perché non l'abbiano fatto.
Gli ebrei denudati vennero condotti in un burrone che misurava circa 150 metri in lunghezza, 30 in larghezza ed era profondo 15 metri buoni. A questo burrone conducevano due o tre stretti accessi, attraverso i quali venivano fatti passare gli ebrei. Quando arrivavano sull'orlo del burrone venivano afferrati dai funzionari della Schutzpolizei e deposti sui corpi degli ebrei già fucilati. Tutto questo avveniva molto velocemente. I cadaveri venivano disposti in strati regolari. Appena un ebreo era sdraiato là, veniva un tiratore della Schutzpolizei con la pistola mitragliatrice e gli sparava un colpo alla nuca. Gli ebrei che arrivavano nel burrone erano così terrorizzati dalla visione di questa crudele scena che perdevano completamente ogni capacità di reagire. Dev'essere perfino accaduto che si siano posti a giacere spontaneamente in riga con gli altri aspettando le fucilate.
C'erano solo due tiratori che eseguivano le fucilazioni. Uno agiva a un capo del burrone, il secondo all'altro capo. Vidi che i tiratori stavano in piedi sui cadaveri appena ammucchiati, mentre li uccidevano uno dietro l'altro. Appena un ebreo era stato ucciso, il tiratore, camminando sui corpi dei fucilati, andava verso il prossimo che intanto si era disteso e lo uccideva. Si procedeva come su un nastro trasportatore, senza differenza fra uomini, donne o bambini. Questi ultimi venivano lasciati con le mamme e uccisi con loro.
Ho potuto sopportare questa vista solo per poco. Quando mi avvicinai al burrone ero così sconvolto dall'orribile scena che non mi riuscì di stare a guardare a lungo. Nel burrone vidi già tre file di cadaveri accatastati, per una lunghezza di circa 60 metri. Quanti strati ci fossero non riuscii a vederlo. La vista dei corpi cosparsi di sangue e sussultanti era semplicemente intollerabile, cosicché non potei cogliere bene i particolari. Oltre ai due tiratori c'era. a ogni accesso del burrone, un «Packer» (lett: imballatore), un poliziotto che posava la vittima sugli altri già cadaveri, in modo tale che al tiratore, passando, restava soltanto da sparare.
Quando le vittime attraverso i sentieri arrivavano al burrone e vedevano all'ultimo momento l'orribile scena lanciavano grida di orrore. Ma l'attimo dopo venivano già afferrati dai «Packer» e deposti accanto agli altri. Quelli che seguivano non potevano vedere subito questo orrendo spettacolo perché si svolgeva dietro un angolo.
Mentre le singole persone venivano costrette a spogliarsi, i più si ribellavano levando alte grida. Gli ucraini non ci facevano caso e con la massima fretta li spingevano nel burrone attraverso gli accessi.
Dal luogo della svestizione non si poteva vedere il burrone che era lontano circa 150 metri dal primo mucchio di abiti. Inoltre soffiava un forte vento e faceva anche molto freddo. All'interno del burrone non si potevano sentire gli spari. Con questo mi spiego il fatto che gli ebrei non riuscissero a capire a tempo che cosa accadeva. Ancora oggi mi meraviglio che da parte loro non si sia fatto qualche tentativo di resistenza. Sempre nuove masse di persone arrivavano dalla città in questo campo che esse percorrevano apparentemente ignare, ancora convinte di dover essere trasferite.