Totalitarismo e terrore
Hanna Arendt, Le origini del totalitarismo, Milano, Ed. di Comunità, 1989, p. 636
Per stato di diritto si intende un corpo politico in cui le leggi positive sono necessarie per attuare l’immutabile ius naturale o gli eterni precetti divini traducendoli in principi di giusto e ingiusto. Solo in tali principi, nel complesso di leggi positive di ciascun paese, il diritto naturale o i precetti divini acquistano una loro realtà politica, Nel regime totalitario il posto del diritto positivo viene preso dal terrore totale, inteso a tradurre in realtà la legge di movimento della storia o della natura. Come le leggi positive, pur definendo le trasgressioni, ne sono indipendenti — l’assenza di reati in una società non rende superflue le leggi denotando, casomai, la perfezione della loro autorità — così il terrore nel regime totalitario cessa di essere uno strumento per la soppressione dell’opposizione, pur essendo usato anche per tale scopo. Esso diventa totale quando prescinde dall’esistenza di qualsiasi opposizione; domina supremo quando più nessuno lo ostacola. Se la legalità è l’essenza del governo non tirannico e l’illegalità quella della tirannide, il terrore è l’essenza del potere totalitario.