Chi sono i veri padri di Hamas

di Sergio Romano - Panorama 1 febbraio 2002

 

Ariel Sharon viene messo sullo stesso piano di Hamas. Ma Sharon è il primo ministro di un paese democratico ed è stato eletto democraticamente. Hamas è un'organizzazione terroristica che semina morte e terrore tra i civili. Sharon è stato giudicato a suo tempo per la sua presunta colpa riguardo ai fatti di Sabra e Chatila, mentre gli effettivi esecutori delle uccisioni sono tranquillamente liberi, né sono mai stati processati per i loro crimini. Hamas continua indisturbata a uccidere civili e non è stata messa sotto accusa da nessuno.

Silvia Antonucci

 

La lettera (di cui ho dovuto, con rammarico, pubblicare soltanto una parte) è stata scritta prima dell'assassinio a Beirut di Elie Hobeika, comandante delle milizie cristiane che furono responsabili dei massacri di Sabra e Chatila. I palestinesi sostengono che è stato ucciso dagli israeliani, decisi a impedirgli di testimoniare a Bruxelles in un processo contro Ariel Sharon per la sua presunta responsabilità in quegli avvenimenti. Ma è un'affermazione non documentata e quindi oggi irrilevante. Molto interessante, tuttavia, mi è parso il confronto tra Sharon e Hamas a cui Silvia Antonucci dedica la sua lettera. Fra il primo ministro israeliano e la maggiore organizzazione islamica dei territori occupati corre effettivamente una relazione che potrebbe definirsi di causa ed effetto.

Tutto cominciò con l'invasione israeliana del Libano nel 1982. Sharon, allora ministro della Difesa, credette che una zona di sicurezza occupata dalle sue truppe nel Libano meridionale avrebbe impedito ai palestinesi dell'Olp di servirsi della regione per i loro attentati. Ottenne invece l'effetto di suscitare una nuova resistenza di carattere religioso, manovrata dai fondamentalisti d'ispirazione iraniana. Il piano di Sharon, quindi, non sortì altro risultato fuor che quello di indebolire i laici di Yasser Arafat e rafforzare i fanatici. Ne avemmo la prova nel 1987, dopo lo scoppio dell'intifada, quando nacque, nei territori occupati, Hamas. L'occupazione del Libano si rivelò, da ogni punto di vista, un'operazione politica disastrosa: espose Israele alle critiche dell'opinione internazionale, introdusse nel dramma un nuovo protagonista (il fanatismo religioso) e non impedì che il territorio israeliano continuasse a essere bersaglio di attentati terroristici.

Sulle responsabilità di Hamas in molti di questi attentati, non è possibile avere alcun dubbio. Ma per meglio comprendere il prestigio di cui l'organizzazione gode in larghi settori della società palestinese converrà ricordare che essa non è soltanto terrorismo. È anche una rete di strutture assistenziali e caritatevoli, scuole, ambulatori, ospizi, che suppliscono alle carenze dell'Entità autonoma palestinese. Si potrebbe sostenere quindi che Hamas ha molti padri: il fondamentalismo iraniano, l'incauta invasione del Libano nel 1982 e la cattiva amministrazione degli uomini di Arafat nei territori recuperati dopo gli accordi di Oslo.

Non so quale conclusione lei trarrà da questo quadro.

Io mi limito a constatare che raramente, nelle grandi crisi, uno ha tutti i torti e l'altro tutte le ragioni.