Robot e terroristi

Maurizio Matteuzzi - Il Manifesto 6 novembre 2002

 

La «lotta al terrorismo» Sharon & Putin style apre nuovi orizzonti. I sei presunti terroristi di al-Qaeda fatti secchi domenica su una strada nel deserto della provincia yemenita di Marib erano «terroristi» e «i terroristi sono dei killer che come tali vanno trattati», è stato il commento compiaciuto del presidente George Bush. Con le «esecuzioni mirate» dei «terroristi» palestinesi il premier israeliano Sharon ha indicato la strada, infischiandosene delle leggi e delle proteste internazionali. Il presidente russo Putin l'ha seguita nella lotta contro il «terrorismo» ceceno, a Grozny e nei teatri di Mosca. Il presidente Bush non poteva essere da meno, in questa nobile gara per la libertà e la civiltà, in Afghanistan e, ora, in Yemen.

 

Le prime versioni parlavano dell'auto con i sei a bordo saltata in aria per lo scoppio dell'esplosivo che stavano trasportando probabilmente per compiere attentati contro le installazioni petrolifere americane della provincia di Marib, o forse, addirittura, contro l'ambasciatore americano che proprio in quel giorno aveva annunciato una visita ai suoi impianti in loco. Ma l'occasione era troppo ghiotta per lasciarsi sfuggire la sua valenza pedagogica. La dinamica dei fatti di domenica è stata altra. L'auto coi sei, fra cui il pericoloso e ricercatissimo Senyan al-Harthi, nom de guerre Abu Ali - un «colonnello» di al-Qaeda che sembra fosse assai vicino a Osama bin Laden e fosse anche fra gli organizzatori del gommone-bomba che nell'ottobre del 2000 fece saltare il cacciatorpediniere americano Cole nel porto di Aden - è stata centrata da un missile sparato da un aereo-spia Usa di tipo Predator - ossia senza pilota -, attivato a distanza da un uomo della Cia. I sei sarebbero stati individuati e traditi dal telefonino satellitare.

 

«Non mi sembra che abbiano avuto la possibilità di arrendersi», ha detto Clifford Beal, direttore della rivista di studi strategici Jane's. «L'azione è stata simile a quella adottata dali israeliani», con gli elicotteri e i missili Hellfire, ma gli americani avevano già usato gli aerei automatici Predator contro i Talebn e al-Qaead in Afghanistan. Un bel «traguardo», ha aggiunto Mr. Clifford, in cui la guerra al terrorismo non sarà più fatta con «mezzi pesanti e soldati» ma con «le spie e i robot». Sembra che i militari siano divisi su questa «guerra dei robot», ma la Cia non ha dubbi ed è molto contenta. «E' la prima storia di successo di questo sistema», ha commentato un anonima fonte della Compagnia. In effetti nelle operazioni in Afghanistan c'era stata qualche spiacevole sbavatura e qualche deprecabile effetto collaterale. Questa volta il lavoro è stato pulito. E' sicuramente un progresso dai tempi in cui la Cia organizzava l'eliminazione dei «terroristi» con i cibi avvelenati o i sigari-bomba. Altre epoche. Ora per la grande coalizione anti-terrorista Sharon-Putin-Bush (l'ordine dei nomi mettelo voi) è venuto il momento dei robot. Il prossimo passo, dice il direttore di Jane's, non ci sarà neanhe più bisogno dell'uomo-Cia davanti allo schermo. Farà tutto il predator. Alla minima puzza di terrorista sparerà da solo.