L’illusione di un progresso illimitato

 

Eric Fromm

 

 

L’idea che la storia dell’umanità fosse proiettata verso un incessante progresso era molto diffusa e radicata nel secolo scorso ma è stata messa seriamente in crisi nel ‘900 quando due catastrofiche guerre mondiali hanno dimostrato che l’evoluzione tecnico-scientifica, anziché garantire una vita migliore agli esseri umani, poteva contribuire a rendere più brutale la loro barbarie.

 

La Grande Promessa di Progresso Illimitato - vale a dire la promessa del dominio sulla natura, di abbondanza materiale, della massima felicità per il massimo numero di persone e di illimitata libertà personale - ha sorretto le speranze e la fede delle generazioni che si sono succedute a partire dall'inizio dell'era industriale. Indubbiamente, la nostra civiltà ha avuto esordio quando la specie umana ha cominciato a esercitare attivamente il controllo sulla natura; ma tale controllo è rimasto limitato fino all'avvento dell'era industriale stessa. Grazie al progresso industriale, [...] abbiamo potuto credere di essere sulla strada che porta a una produzione illimitata e quindi a illimitati consumi; che la tecnica ci avesse resi onnipotenti e la scienza onniscienti; che fossimo insomma sul punto di diventare Dei, superuomini capaci di creare un mondo "secondo", servendoci del mondo naturale soltanto come di una serie di elementi costruttivi per edificarne uno nuovo.Gli uomini e, sempre più spesso, anche le donne, hanno avvertito una nuova sensazione di libertà; sono diventati padroni delle proprie esistenze: le catene feudali sono state spezzate, l'individuo si è trovato a poter fare ciò che voleva, affrancato da ogni pastoia. O, per lo meno, era quello che la gente credeva; e benché questa situazione fosse propria soltanto delle classi superiore e media, il loro esempio induceva altri a supporre che alla fine, la nuova libertà sarebbe stata estesa a tutti i membri della società, a patto che l'industrializzazione continuasse con lo stesso ritmo. Ben presto il socialismo e il comunismo hanno cessato di essere movimenti che si prefiggevano lo scopo di costruire una nuova società e un nuovo uomo, per far proprio l'ideale di una vita borghese per tutti [...] Il raggiungimento del benessere e delle comodità avrebbe avuto come risultato, così si credeva, la felicità senza restrizioni  per tutti. La trinità costituita da produzione illimitata, assoluta libertà e felicità senza restrizioni, venne così a costituire il nucleo di una nuova religione, quella del Progresso: una nuova Città Terrena del Progresso si sarebbe sostituita alla Città di Dio. Non può sorprendere che questa nuova religione abbia insufflato di tanta energia, vitalità e speranza i suoi fedeli.

[Erich Fromm, Avere o essere, A. Mondadori, Milano 1977, pag. 13-14.]