Come ci vedono i nostri nemici 

 

di Ian Buruma, Avishai Margalit 

 

Da: Occidentalismo. L’Occidente agli occhi dei suoi nemici di Ian Buruma e Avishai Margalit, Einaudi, 2004, pp. 166, euri 11,50.

 

La repulsione verso il mondo occidentale simboleggiato dagli Stati Uniti, oggi spinge i radicali musulmani verso un´ideologia islamica politicizzata ove gli Stati Uniti assumono le vesti del diavolo, ed è condivisa dagli ultra nazionalisti in Cina e in altre regioni del mondo non occidentale. Non solo, si propaga anche nel pensiero dei movimenti anticapitalisti all´interno dell´Occidente stesso. Sarebbe fuorviante sia considerarlo di destra, sia di sinistra. Nel Giappone degli anni Trenta, infatti, tanto i programmi degli intellettuali marxisti quanto i proclami dei circoli sciovinisti di estrema destra prevedevano la lotta contro la modernità. Una tendenza riscontrabile anche oggi.

Naturalmente i diversi popoli hanno ragioni differenti per odiare l´Occidente. Non possiamo fare tutt´uno dei nemici di sinistra dell´"imperialismo statunitense" e dei radicali islamici. Gli uni e gli altri avversano la globalizzazione culturale nordamericana e il potere delle multinazionali, ma i loro obiettivi politici non sono paragonabili. I poeti romantici aspirano certo a un´arcadia pastorale e detestano le moderne metropoli commerciali, ma ciò non significa che abbiano qualcosa in comune con i fanatici religiosi che pretendono di stabilire il regno di dio su questa terra. L´avversione per alcuni aspetti della modernità occidentale, o per la cultura statunitense, è condivisa da molti, ma raramente essa si traduce in violenza rivoluzionaria. Certi sintomi diventano preoccupanti solo quando sfociano in una malattia grave. Non amare la cultura popolare occidentale, il capitalismo globale, la politica estera degli Stati Uniti, le grandi città moderne, la libertà sessuale non costituisce un pericolo, il desiderio di dichiarare guerra all´Occidente per tali ragioni, sì.

Ciò che abbiamo chiamato «occidentalismo» è il quadro disumanizzato dell´Occidente che tratteggiano i suoi nemici, e ci proponiamo di esaminare questo nodo di pregiudizi, rintracciandone le radici storiche. E´ chiaro che non possono essere spiegati come un problema specificamente islamico. Nel mondo musulmano molte cose sono andate in modo sbagliato, ma l´occidentalismo non può essere ridotto a una malattia mediorientale, non più di quanto lo si possa ridurre all´odio antioccidentale dei giapponesi di mezzo secolo fa. Persino l´uso della terminologia medica rischia di farci cadere nella retorica dell´occidentalismo. E´ nostra convinzione che l´occidentalismo, come il capitalismo, il marxismo e molti altri «ismi», siano nati in Europa prima di essere esportati in altre aree del mondo. L´Occidente è stato la culla dell´illuminismo, del liberalismo, del secolarismo, ma anche dei loro velenosi antidoti. In un certo senso l´occidentalismo può essere paragonato a quelle stoffe colorate esportate dalla Francia a Tahiti, dove venivano indossate dai nativi solo perché Gauguin e altri le potessero descrivere come un tipico esempio di esotismo tropicale.

Sebbene le forme attuali di occidentalismo sembrino spesso parimenti ossessionate dagli Stati Uniti, bisogna puntualizzare che l´antiamericanismo è talvolta conseguenza di determinate politiche nordamericane: il loro sostegno a dittature anticomuniste, per esempio, o a Israele, o alle imprese multinazionali e al Fondo monetario internazionale, in sostanza tutto ciò che viene rubricato come «globalizzazione», di solito associata all´imperialismo statunitense. L´antagonismo di alcuni paesi verso gli Stati Uniti è dovuto semplicemente alla loro potenza. Altri paesi, che godono dell´aiuto e della protezione del governo degli Stati Uniti, hanno nei suoi confronti il risentimento che si ha verso un padre iperprotettivo. Altri ancora odiano gli Stati Uniti perché invece di aiutarli voltano loro le spalle. Ma in molti casi non sono in questione le cose che il governo americano fa o non fa.

Non si tratta quindi di una politica, ma di un´idea, o piuttosto una visione di una società meccanizzata priva di anima umana.

Così l´antiamericanismo gioca un ruolo importante nell´ostilità verso l´Occidente. Si arriva a identificare l´Occidente con gli Stati Uniti. Ma è solo una parte della storia. L´occidentalismo non coincide interamente con l´antiamericanismo.

Ci sono molte valide ragioni per criticare svariati aspetti di quella miscela tossica che abbiamo chiamato occidentalismo. Ovviamente non tutte le critiche all´Illuminismo portano all´intolleranza o a un pericoloso irrazionalismo. La fiducia in un progresso universale guidato dagli affari e dall´industria è senz´altro discutibile. La fede cieca nel mercato diventa spesso un dogma pericoloso. La società nordamericana è ben lontana dalla perfezione e la politica dei governi statunitensi è spesso disastrosa. Il colonialismo occidentale deve rispondere di molte cose. E le rivolte locali contro il mondo globale possono essere legittime, persino necessarie. Ma il nostro obiettivo non è la critica all´Occidente, per quanto severa meriti di essere. La visione occidentalista dell´Occidente è paragonabile agli aspetti peggiori del suo contraltare, l´orientalismo, che spoglia i suoi bersagli umani della loro umanità. Alcuni pregiudizi orientalisti presentano i non occidentali come esseri umani minorati, infantili, quasi una specie inferiore. L´occidentalismo è almeno altrettanto riduttivo: il suo settarismo si limita a capovolgere la visione orientalista. Ridurre un´intera società o una civiltà a una massa di parassiti senz´anima, decadenti, avidi, senza radici e senza fede, è una forma di distruzione intellettuale. Lo ripetiamo, se si trattasse soltanto di avversione o pregiudizio, non sarebbe grave. I pregiudizi attengono alla condizione umana. Ma quando l´idea dell´altro come essere inferiore si traduce in forza rivoluzionaria, si va verso la distruzione degli esseri umani.

Un modo per descrivere l´occidentalismo potrebbe essere quello di rintracciarne le molteplici connessioni e stratificazioni, dalla controriforma all´anti-Illuminismo in Europa, alle svariate forme di fascismo e nazionalsocialismo in Oriente e Occidente, ai movimenti anticapitalisti e antiglobalizzazione, fino all´estremismo religioso che oggi infuria in tante aree del mondo. Ma per scrupolo di chiarezza e concisione abbiamo scelto un´altra strada. Abbiamo individuato alcuni elementi di occidentalismo rintracciabili in tutte le epoche e i luoghi in cui il fenomeno si è manifestato. Elementi ovviamente connessi in modo da formare una catena di ostilità: ostilità alla metropoli e alla sua immagine di cosmopolitismo privo di radici, arrogante, corrotto, decadente e frivolo; ostilità al pensiero dell´occidente quale si manifesta nella scienza e nel raziocinio; ostilità al benessere borghese, visto come antitesi dell´eroe sacrificale; e all´infedele, che dev´essere schiacciato per far posto a un mondo di pura fede.

Non intendiamo unirci a una «guerra globale al terrorismo», né demonizzare gli attuali nemici dell´Occidente. Vogliamo piuttosto capire cos´è che muove l´occidentalismo, e mostrare che i kamikaze suicidi e i santi guerrieri di oggi non sono vittime di una misteriosa patologia bensì motivati da idee che hanno una storia. Una storia che non è delimitata da chiari confini geografici. L´occidentalismo può spuntare dovunque. Il Giappone, a suo tempo focolaio di un micidiale occidentalismo, è oggi uno dei suoi potenziali bersagli. Capire non significa giustificare, così come perdonare non significa dimenticare, ma se non comprendiamo l´origine dell´odio verso l´Occidente non possiamo sperare di fermare la distruzione dell´umanità.

[in: La Repubblica 10 novembre 2004, Traduzione di Nina Isola]