Gian Enrico Rusconi, La Stampa 23 gennaio 2003
E’ tempo che i laici escano dall’imbarazzo davanti all’offensiva vaticana e neo-democristiana per la menzione di Dio e delle «radici cristiane» nella Costituzione europea. Non è il caso di drammatizzare. Ma una posizione ferma e serena eviterà che l’intera questione dei valori della civiltà europea venga fatta dipendere da quella menzione o meno.
L’Europa ha evidentemente «radici cristiane» ma oggi essa vive politicamente di «ragioni laiche» - dalla politica della famiglia al confronto multiculturale. I criteri della cultura laica derivano in parte dalle matrici cristiane secolarizzate, ma troppo spesso hanno dovuto affermarsi contrapponendosi al magistero ufficiale della Chiesa su temi e in momenti storicamente cruciali. Pensiamo soltanto alla fase illuministica e liberale, decisive nel formare l'Europa moderna.
La «cultura dei diritti umani» di cui oggi la stessa Chiesa si fa interprete, è frutto laico. La formula «radici cristiane, ragioni laiche» lascia trasparire la dialettica di continuità e conflitto che è tipica della storia europea. Invece un generico e univoco riferimento all’Europa cristiana come fattore identitario comune e solidale è una finzione contraria alla verità storica, che è carica di terribili conflitti interreligiosi.
Ma la semplice menzione di Dio nella Costituzione si presta ad altre riflessioni. La proposta avanzata alla Convenzione da venti firmatari, con in testa Helmut Kohl, parla di «valori di coloro che credono in Dio quale fonte di verità, di giustizia, di bene e di bellezza, come pure di coloro che non condividono una fede, ma rispettano quei valori universali sulla base di altre ispirazioni e convinzioni».
Gli estensori del testo non si sono resi conto del lapsus in cui sono incorsi, creando una gerarchia tra credenti e non. Ci sono infatti i credenti che, richiamandosi a Dio, sono i veri titolari dei valori, poi ci sono «pure» coloro che «non condividono una fede, ma rispettano» i valori. Se non fosse una cosa seria, verrebbe da ridere di fronte a questo modo di parlare che assegna al laico una moralità di seconda scelta. La forza della laicità europea invece sta proprio nel collocare su un piano di assoluta parità le diverse visioni etiche (di fronte a Dio - aggiunge in cuor suo il credente laico). A livello di etica pubblica ciò che conta è la forza degli argomenti e la lealtà delle procedure democratiche.
Ma dietro all’offensiva per «l’eredità cristiana» c’è altro. Si mira a mobilitare le risorse della religione-di-chiesa come supporto di difesa contro una presunta minaccia (islamica) all’identità europea. Questo spiega lo zelo con cui in Italia le forze di centro-destra, che sono largamente agnostiche, sostengono le richieste della Chiesa. Ma questo atteggiamento dà al dibattito sulle «radici cristiane» dell’Europa il sapore di un'operazione politica sottilmente etnocentrica, ben al di là degli argomenti storici messi in campo.