La “divisione” limita la forza

Gianfranco Pasquino -  Libertà 4 aprile 2003

 

Un'opposizione intelligente cerca di mettere in difficoltà il governo, di convincere alcuni parlamentari della maggioranza della bontà delle sue proposte, di rappresentare al meglio l'opinione pubblica. Con un piccolo sforzo e con qualche compromesso da parte di ciascuno e di tutti, l'Ulivo/centro-sinistra poteva giungere ad una mozione unitaria sull'impegno da richiedere al governo. Invece, al voto alla Camera dei deputati sono andate tre mozioni diverse che, nonostante alcuni non marginali punti di contatto, registrano anche divergenze significative. Le divergenze sembrano essere state volutamente sottolineate per marcare le distanze, per testimoniare «ideali», per rincorrere qualche vantaggio politico-partitico dall'ampio e diffuso movimento di pacifisti e di contrari alla guerra. Si potrebbe anche dare una valutazione positiva dell'articolazione del centro-sinistra sostenendo che le mozioni differiscono perché ciascuna delle componenti del centro-sinistra cerca di dare rappresentanza alle numerose componenti del movimento anti-guerra («no alla guerra senza se e senza ma»; «né con Saddam né con Bush»; «guerra lunga»; e, da ultimo, «aiutare gli iracheni a resistere», come ha chiaramente detto Ingrao). Rappresentare l'opinione pubblica è uno dei compiti più preziosi che un'opposizione debba porsi purché sappia combinare la rappresentanza con una «offerta» di governo. Il test è semplice. Se il centro-sinistra fosse al governo che cosa dovrebbe dire e fare? Dovrebbe tornare alle posizioni inizialmente sostenute e condivise con alcuni governi europei, in particolare, Germania e Francia. Senza l'approvazione dell'Onu nessuna guerra, tantomeno una guerra preventiva, è giustificata. Tuttavia, Saddam è un dittatore che opprime gran parte degli iracheni e che rappresenta una minaccia anche per i vicini. Preso atto che questa guerra rimane ingiustificata, ma ricordando che l'obiettivo del disarmo di Saddam è stato approvato all'unanimità dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, qualsiasi mozione dell'opposizione deve combinare insieme tre esigenze. Ridurre al minimo i danni «collaterali» per il popolo iracheno. Rinnovare le pressioni affinché Saddam se ne vada aprendo così la strada ad un'immediata cessazione del conflitto. Richiamare in causa le Nazioni Unite non soltanto per gli aiuti umanitari, ma per la gestione della complessa fase di ricostruzione socio-economica e di transizione ad un governo formato da iracheni. Fermare la guerra senza liberare gli iracheni dalla presenza di Saddam non è una soluzione. Auspicare la resistenza degli iracheni significa chiamarli al suicidio immotivato a difesa di un regime oppressivo. Appoggiare senza critiche gli americani nella loro azione unilaterale implica la riduzione dell'Onu ad una sorta di organizzazione non governativa di servizi. E' un peccato che le varie componenti del centro-sinistra non abbiano saputo formulare una mozione intorno ai punti certamente condivisi. Non per il mediocre piacere di svelare che il governo Berlusconi è incerto, debole, a sua volta diviso e contraddittoria, ma per rivelare che il centro-sinistra saprebbe governare anche la necessità di una guerra.