Corriere della sera del 28/11/92

 

ELZEVIRO   Fede e scienza: un dibattito

 

Il caso o la necessità ?

Galileo, il Papa e Scalfari

 

di EMANUELE SEVERINO

 



Oggi la scienza riconosce che le proprie verità non hanno un valore assoluto e incontrovertibile... e la Chiesa cattolica ammette di aver avuto torto nei  confronti di Galilei; cioè attribuisce alla teoria eliocentrica un valore di verità assoluta e incontrovertibile! Una mossa sbagliata. La Chiesa conserva un'immagine ormai obsoleta della scienza. Giacché se credesse che la teoria eliocentrica è solo un'ipotesi (sia pure molto utile per dominare la realtà), la Chiesa non avrebbe riconosciuto il proprio torto. Il cardinal Bellarmino - il grande avversario di Galilei, che gli consigliava di esporre le sue teorie sotto forma di ipotesi e non di verità assolute - possedeva una coscienza critica del sapere scientifico superiore non solo a quella del grande scienziato, ma anche a quella della Chiesa attuale. 

Anche il direttore de La Repubblica, Eugenio Scalfari, ha dedicato a questo tema un ampio articolo (25/11/92). Non sapevo che egli avesse interessi filosofici; e la cosa mi fa piacere. Sostiene che, nonostante il nuovo clima di reciproca  tolleranza tra  Chiesa cattolica e  scienza, quest'ultima sta muovendosi in una direzione  dove diventa inevitabile e non più superabile lo scontro con il Cristianesimo La tesi non è sbagliata. Non sono invece

accettabili i motivi addotti da Scalfari per sostenerla.

Egli ritiene che Galileo Galilei fino a quando la scienza (e la filosofia) è basata sui concetti di «causa», destino», «necessità» cioè sul principio che gli eventi sono concatenati secondo il rapporto di causa‑effetto - la convergenza tra scienza e fede rimane sempre possibile. Infatti, scrive, lo stesso «determinismo scientifico», che afferma quel concatenamento nel modo più intransigente, «non affronta e dunque non risolve il problema della "causa delle cause": lascia un vuoto che la fede riempie e risolve a suo modo» ponendo Dio come causa di ogni causa e facendo della Provvidenza l'equivalente religioso del concetto mondano di «necessità» e «destino». 

Ma, aggiunge, sta prendendo sempre più piede nella scienza la convinzione che lo sviluppo dell'Universo «è dominato dal caso». «E in un mondo dominato dal caso non c'è più posto per Dio». Vien riproposta, in questo modo, una tesi che gode di un buon credito nella cultura contemporanea (si pensi alla fortuna de Il caso e la necessità di Jacques Monod) 

Ma queste motivazioni non reggono. Scalfari non tiene presente che per il pensiero cristiano Dio crea liberamente il mondo. Tutto ciò che esiste sarebbe potuto non esistere o esistere diversamente. Le cose create sono «contingenti», dice Tommaso con gli altri Dottori della Chiesa. Esistono si, nel mondo, concatenazioni necessarie di eventi, ma non per ogni evento (l'uomo è libero); e, soprattutto, si tratta di una necessità condizionata dalla libera decisione di Dio di crearla. Tutto questo è escluso dal determinismo scientifico: risalendo la catena delle cause non ci si potrà mai imbattere in una causa di natura diversa da quelle del mondo, che sono esse stesse effetti Appunto per questo Kant diceva che l'idea di una causa incondizionata non ha nulla a che vedere con la scienza. 

D'altra parte, se la libertà di Dio non è certamente identificabile al caso, essa ha però in comune col caso questo tratto fondamentale: che sia i prodotti dell'una, sia quelli dell'altro sarebbero potuti non esistere. Il «caso» è una interpretazione mondana della libertà divina, non meno di quanto lo sia la  «causa» rispetto alla divina Provvidenza.  Inoltre, quando  viene inteso non  come verità assoluta, ma come ipotesi o metodo, l' indeterminismo  scientifico diventa compatibile con la fede. Così inteso, lascia un vuoto,  occupato dalla fede, non perché non si pronunci  sulla causa delle cause, ma perché non si pronuncia sul senso incontestabile che il mondo possiede al di là dell'interpretazione scientifica di esso. A sua volta, la teoria della casualità di ogni evento toglie ogni spazio a Dio solo quando sia intesa come verità assoluta Come ipotesi, è solo uno strumento con cui la scienza riesce a dominare il mondo in modo più efficace che con altri. E la Chiesa potrà sempre trovare il suo Bellarmino che inviti la scienza a presentare come semplice ipotesi la teoria del caso, e a diventare così compatibile con la fede. 

E tuttavia Chiesa e scienza sono destinate allo scontro. Ma per motivi diversi da quelli indicati da Scalfari. La scienza e la tecnica mirano a togliere ogni limite alla loro capacità di produrre (e distruggere) le cose. In questo cammino verso l'onnipotenza la scienza tende a produrre qui sulla Terra quello che il Cristianesimo promette nel Regno dei Cieli. Anche se la scienza si presenta come ipotesi, la sua capacità di trasformare il mondo è, agli occhi del Cristianesimo, non un'ipotesi, ma una realtà effettiva, in cui si può scorgere sin d'ora il volto di Prometeo.