Corriere della Sera 19 gennaio 93
POLEMICHE ETERNE La lezione di Anselmo d'Aosta, santo della Chiesa, massimo pensatore
secondo i filosofi
In verità vi dico: Dio esiste, anche per chi lo nega
Come trovare l'essenza del Supremo fingendo di non essere cristiani
di EMANUELE SEVERINO
Trovarsi in un paradiso - religioso tecnologico o d'altro tipo - e vivere con il terrore di perderlo, vuol dire trovarsi in un inferno. Quel timore è vinto solo se il paradiso è innanzitutto vivere nella verità, e nella verità appaia che il luogo dove ci si trova è un vero paradiso e la felicità provata è vera felicità. Sin dagli inizi il Cristianesimo pensa, potentemente, il legame che unisce la felicità alla verità. Ed è dalla filosofia greca che il Cristianesimo attinge il significato stesso della parola «verità»: verità è ciò che non può essere in alcun modo smentito. Un paradiso cristiano è innanzitutto la vita felice nella verità così intesa. La verità, con cui l'uomo è già in rapporto nella vita presente, si dispiega in modo compiuto nella vita futura. Questo modo di pensare si manifesta, con grande splendore, nel Proslogium di Anselmo di Aosta (BUR, introduzione, traduzione e note di Lorenzo Pozzi), santo per la Chiesa e massimo filosofo per i filosofi che da Cartesio a Leibniz, da Kant a Hegel hanno meditato a lungo sul suo Argomentum, il cosiddetto «argomento ontologico». Nove secoli fa egli l'aveva intensamente ricercato: «Un unico argomento—scrive nel "Proemio"—che per mostrarsi probante non avesse bisogno di nient'altro che di se stesso e che da solo fosse capace di sostenere che Dio esiste veramente». Un pensiero capace di mostrare da solo che l'affermazione dell'esistenza di Dio è verità! Da solo, cioè senza farsi aiutare nemmeno dalla fede cristiana. Da vero filosofo, Anselmo dice addirittura che anche se egli non volesse più credere nell'esistenza di Dio, trasgredendo così quanto gli impone la fede cristiana, questo «argomento» dimostrerebbe egualmente l'impossibilità di negare tale esistenza. Il carattere filosofico del pensiero di Anselmo viene oggi relegato sullo sfondo da parte degli specialisti. Tra le rare eccezioni il saggio vigoroso e penetrante di Italo Sciuto, La ragione della fede, Il Monologium e il programma filosofico di Anselmo di Aosta (Marietti). L'«argomento» non ha lo scopo di far nascere la fede: Anselmo crede, ha fede. Ma la fede non gli basta; anche se è la fede stessa ad esigere un sapere superiore, capace di «leggere dentro» (intelligere) le pieghe delle cose—a differenza della fede, che non legge dentro le cose ultime, ma le mostra «attraverso uno specchio, in enigma», come dice l'Apostolo. L'«argomento» ha bisogno solo di sé, non della fede ma la fede è il terreno in cui ci si deve inizialmente trovare, proprio per potersi sollevare al di sopra di esso. «Non cerco infatti di intendere allo scopo di credere; ma credo allo scopo di intendere». Dio è presente a chi crede, ma Anselmo gli dice: «Io cerco il tuo volto», che rimane «luce inaccessibile». Con la pura audacia del filosofo, prega il Dio in cui crede di fargli vedere la sua luce «anche da lontano o dal profondo». E 1'«argomento» unico e potentissimo, vera turris eburnea e janua coeli gli si fa incontro con «certa verità e vera certezza». Sì, non appena scoperto incomincia la delusione. «Hai forse trovato, anima mia, quel che cercavi?
Con 1'«argomento» vero e certo la sua anima sa che Dio esiste; eppure: «Come mai non senti ciò che hai trovato?». Solo nella vita futura del paradiso la fame può essere saziata. Ma il gaudio in cui entreranno i beati non sarà più la semplice fede, ma la «piena conoscenza» di Dio, che si manifesterà ai loro occhi in tutta la sua ricchezza ora inaccessibile, ma con la verità con cui qui sulla terra, l'«unico argomento» ha mostrato l'esistenza di Dio. E i beati avranno la «vera sicurezza» (vera securitas) che la loro felicità non verrà mai meno (numquam et nullatenus). «Godranno tanto quanto ameranno, e ameranno tanto quanto conosceranno». Ma cosa dice, dunque, l'«argomento»? Sentiamolo, diffidando della delusione che le cose grandi producono nell'ascolto distratto.
Dio è «ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore»; ma se Dio esistesse solo nella nostra mente e non in realtà, lo si potrebbe pensare reale; ma in questo modo avremmo pensato qualcosa di maggiore di ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore. Dunque Dio non esiste solo nella nostra mente.