David Hume, Dialoghi sulla religione naturale

 

[FILONE] Vedendo una casa, o Cleante, noi concludiamo con la massima certezza che questa ha un architetto o un costruttore, perché è precisamente questa sorta di effetto che abbiamo visto nell’esperienza provenire da un tal genere di causa. Ma sicuramente voi non affermerete che l’universo possiede una tale somiglianza con una casa che noi si possa con la stessa certezza inferire una causa simile, né che l’analogia sia qui intera e perfetta. La dissomiglianza è così evidente che il massimo cui voi possiate pretendere di arrivare su questo punto è una supposizione, una congettura, una presunzione relativa ad una causa simile; e come questa pretesa sarà accolta nel mondo lo lascio considerare a voi.

[CLEANTE] Sarebbe certamente molto male accolta [...] e sarei giustamente biasimato e detestato se ammettessi che le prove in favore di una Divinità non arrivino a nulla più che a una supposizione o congettura. Ma è una somiglianza così leggera, in una casa e nell’universo, l’intera corrispondenza dei mezzi ai fini, l’economia delle cause finali, l’ordine, la proporzione e l’assestamento di ogni singola parte? I gradini di una scala sono manifestamente ordinati affinché le gambe umane se ne possano servire per salire; e questa inferenza è certa ed infallibile. Le gambe umane, anche esse, sono ordinate per camminare e per satire; e questa inferenza, ne convengo, non è del tutto così certa a causa della dissomiglianza che voi rilevate; ma merita forse per questo il nome di semplice presunzione e congettura? [...]

[ FILONE] Come potremo dunque rimanere soddisfatti riguardo alla causa di quell’Essere che voi supponete autore della natura o, secondo il vostro sistema di antropomorfismo, riguardo alla causa del mondo ideale cui fate risalire il mondo materiale? Non abbiamo forse la stessa ragione di far risalire questo mondo ideale ad un altro mondo ideale, ossia ad un nuovo principio intelligente? Ma se ci fermiamo qui e non proseguiamo più oltre la nostra ricerca delle cause, perché mai siamo venuti fino a questo punto? Perché non fermarci al mondo materiale? Come possiamo rimanere soddisfatti senza procedere in infinitum nella nostra ricerca? E, dopo tutto, che soddisfazione c’è in questa progressione infinita? [...] Se il mondo materiale riposa su un mondo ideale simile, questo mondo ideale deve riposare su qualche altro mondo e così di seguito senza fine. Sarebbe dunque meglio non guardare mai al di là del presente mondo materiale. Supponendo che esso contenga in sé il principio dell’ordine che in esso si trova, noi affermiamo in realtà che esso è Dio; e più presto si arriva a quest’Essere e meglio è. Quando voi oltrepassate anche di un solo passo il sistema del mondo , non fate che sollecitare una ricerca capricciosa che non è possibile soddisfare. [...]

[CLEANTE] Anche nella vita quotidiana, se assegno una causa ad un avvenimento qualsiasi, è forse un’obiezione, Filone, il fatto che io non sia in grado di assegnare la causa di questa causa e di rispondere a tutte le questioni nuove che possono incessantemente essere sollevate? E quali filosofi potrebbero sottomettersi ad una regola così rigida? Filosofi i quali confessano che le cause ultime sono del tutto sconosciute sono persuasi che i più raffinati princìpi a cui essi fanno risalire i fenomeni sono per loro ancora altrettanto inspiegabili come lo sono quei fenomeni stessi per il volgo! L’ordine e l’assetto della natura, il meraviglioso adattamento delle cause finali, l’uso e la destinazione manifesti di ogni parte e di ogni organo: tutto ciò indica nel linguaggio più chiaro una causa e un autore intelligente. I cieli e la terra s’accordano nella stessa testimonianza; il coro intero della natura canta lo stesso inno di lode al suo Creatore; voi solo, o quasi solo, turbate quest’armonia generale. Voi sollevate dubbi astrusi, cavilli ed obiezioni; voi mi chiedete quale è la causa di questa causa. Non ne so nulla; non me ne preoccupo; ciò non mi riguarda. Ho trovato una Divinità ed io arresto qui la mia ricerca; vadano più ].ontano coloro che sono più saggi o più intraprendenti.

[Hume, Dialoghi sulla religione naturale, in Opere, Bari, Laterza, 1971, I, pp. 778-79, 800-2]