la Repubblica 21 dicembre 1992
di John Barrow
Gli scienziati sono come l’altra gente. Eppure, nel folklore moderno hanno finito per essere considerati i custodi della verità, in possesso della pietra di paragone contro la quale vanno messi alla prova e verificati tutti gli altri sistemi di conoscenza e di fede. Quelli trovati carenti sono scaricati nel vuoto dell'irrilevanza. La maggior parte delle altre discipline, per sopravvivere, si sono dovute adattare, adottando almeno una patina di scientificità, in modo da sembrare rispettabili. Ma la contrapposizione più vistosa al sistema di credenze della scienza è quella offerta dalla «religione» nelle sue tante forme tradizionali. Un tempo godeva della stessa autorità di cui dispone oggi la scienza. Eppure ancora adesso ha cose importanti da dire su molti degli argomenti sotto il controllo dell'indagine scientifica. Di conseguenza, si ha un flusso regolare di libri e di articoli su «scienza» e «religione».
Tralasciando quelli più bizzarri, per la maggior parte risultano semiapologetici nell'intento di dimostrare che i due sistemi di pensiero non Si escludono a vicenda, e finiscono per citare gli esempi storici di scienziati cristiani o il più vasto ruolo svolto dalle credenze religiose monoteistiche nel creare quel clima metafisico di taciti presupposti in cui la nozione stessa di scienza ha potuto germogliare e crescere. Mentre un secolo fa avrebbero incontrato una forte e almeno pari opposizione a qualsiasi visione teistica del mondo, le voci antagoniste sono diventate stranamente mute, non perché abbiano accettato la sconfitta, ipotesi neppure presa in considerazione ma perché la graduale secolarizzazione del pensiero moderno ha reso l’alterativa religiosa una minaccia trascurabile agli occhi di coloro che, vi si oppongono energicamente.
L'interazione tra credenze scientifiche e religiose sul mondo è estremamente complessa, richiede la valutazione di molti fattori storici e psicologici.
Numerosi sono i contrasti nel modo di affrontare il mondo che tali sistemi di credenze offrono, ma qualora costretti a evidenziarne uno soltanto allora più interessante e stimolante di tutte è senz'altro la questione del dubbio contro la certezza.
Gli scienziati dubitano per mestiere e una prospettiva così trepidante è stata gelosamente custodita in alcune filosofie del metodo scientifico che sottolineano la verifica sperimentale delle ipotesi e i lati effimeri dei paradigmi scientifici. Taluni, come Popper, vorrebbero accettare come valide soltanto quelle asserzioni che, si sottopongono alla possibilità di falsificazione. I pro e i contro di un criterio di valutazione cosi rigidamente centrato sull'umano sono stati discussi più che esaurientemente da scienziati e filosofi di ogni tendenza, Un dilemma imbarazzante è il fatto che esistano teorie «scientifiche» estremamente rispettabili, come l'«atomismo» - secondo il quale la materia è composta di una gerarchia di costruzioni culminanti in blocchi da costruzione di base che siamo indotti a chiamare particelle elementari ‑ che hanno un'origine ambigua. Questa concezione della natura della materia è stata verificata in vari modi da una massa di esperimenti e viene insegnata in tutte le università dei mondo. Ma le sue origini tutto sono meno che scientifiche. È sorta infatti presso certe scuole di pensiero dell'antica Grecia come concezione unicamente metafisica o religiosa nella quale non c'era un briciolo di prova risultante dall’osservazione o dall'esperimento: sarebbero dovuti passare millenni prima che fossero anche solo disponibili i mezzi per raccogliere prove in suo favore. Dunque, l’atomismo antico non avrebbe soddisfatto nessuno dei criteri contemporanei di validità scientifica, eppure racchiudeva un nocciolo di profonda verità sul mondo. C'è da chiedersi quante altre idee simili sul mondo siano giudicate prive di significato perché si dà il caso che non soddisfino qualche criterio contemporaneo popolare opera dell'uomo.
Torniamo alla questione dei dubbio o della certezza. Mentre gli scienziati fanno bene a essere scettici, i «credenti» di qualunque confessione religiosa sostengono un nucleo di credenze che reputano non falsificabili o trascendenti la falsificazione. Di fatto, devono ritenere che esista un regno di «assoluta verità» dove gli esseri umani hanno modo di ottenere accesso limitato passando per una porta stretta. Il modo per ottenere di entrare comporta elementi non riconducibili del tutto a una spiegazione razionale.
Matematica e sensazioni
Ai principianti in campo scientifico potrà sembrare una pretesa bizzarra e poco probante. Ma è istruttivo paragonarla alle pretese avanzate da molti eminenti scienziati (ad esempio, e recentissimamente, da Roger Penrose in The Emperor's New Mind) sul rapporto della matematica col mondo. Per riconciliare H fatto straordinario che la matematica funziona come descrizione del mondo fisico costoro hanno deciso di attenersi a una concezione Platonica, secondo la quale i matematici non si limitano a inventare la matematica per dare conferma ai loro scopi, ma la scoprono. Ragion per cui devono poi sostenere che esiste un altro mondo di entità o idee matematiche e che la natura matematica della realtà è una manifestazione dei prototipi della verità assoluta ivi residenti. È altresì la ragione per cui devono supporre che esista qualche strano mezzo che ci permette di interagire con questo altro mondo di idee matematiche, rendendone in tal modo cosciente la nostra mente. Su come questo avvenga non si danno spiegazioni. Un numero sorprendentemente vasto di scienziati matematici condivide la concezione platonica secondo la quale H mondo è matematico in questo preciso senso.
Il più grande matematico del ventesimo secolo, Kurt Godel credeva che la mente avesse modo di penetrare nell'aldilà della realtà matematica senza intervento delle sensazioni fisiche, bensì in quanto risultato dell'operazione da parte dell'uomo di intuìto matematico. Ma nonostante certe straordinarie conclusioni, pochi scienziati accettano il platonismo matematico del api greco nei cieli» come concezione religiosa. Anzi, con minore serietà ci si potrebbe spingere oltre, per riguardo alla persistente popolarità del Teorema di Incompletezza di Gödel, e arrivare a sostenere che se la religione è per definizione un sistema che contiene affermazioni indimostrabili, allora non solo la matematica è una religione, ma è la sola religione in grado di dimostrare di essere tale.
Ci sono state epoche in cui religione e scienza erano strettamente alleate, altre in cui sembrano essere state in aperto conflitto. li contrasto tra dubbio e certezza fa qualche luce su questa storia, nonché sull'attuale rinascita di interessi comuni sull'interfacie tra teologia e scienza fondamentale.
Gli ingranaggi della concezione newtoniana entrati in funzione tre secoli fa hanno fornito agli osservatori un'immagine del mondo come vasto meccanismo che seguiva delle divine «leggi che giammai verranno infrante. Poiché il loro indirizzo Egli ha fissato». Mentre i precedenti tentativi di creare una teologia naturale raggranellando prove delle attività mondane di un benevolo Creatore si erano concentrati su alcune particolari opere fortuite della Natura, qua i l’occhio umano o l'habitat animale fatto su misura, gli apologeti newtoniani segnalavano l'esistenza delle stesse leggi invarianti come prova di un Legislatore onnipotente dietro le quinte. Dobbiamo tuttavia renderci conto che questa immagine scientifica dei mondo non era considerata come quelle moderne. Non veniva messa in dubbio in alcun modo. Si riteneva che Newton avesse scoperto il modo in cui l'Onnipotente aveva costruito il mondo ‑ «La Natura e le sue leggi erano nascoste nella notte: Dio disse: "Fiat Newton" e tutto s'illuminò». Pertanto lo studio approfondito e la consonanza con una simile visione scientifica del mondo non invitavano il seguace ad assumere un punto di vista scettico, che avrebbe anche potuto avere conseguenze pericolose qualora libero di esprimersi in altra sede. Lo scetticismo è un prodotto della metafisica non della fisica.
Una delle ragioni per cui si ritenne che l'immagine newtoniana del mondo rappresentasse un frammento della verità assoluta sul mondo era dovuto al fatto che si fondava sull'antico principio della geometria. I Principia di Newton sono un tour de force del potere della geometria euclidea. Prima e durante l'epoca di Newton, e poi ancora per più di centocinquanta anni, i teologi hanno potuto indicare nell'esistenza della teoria geometrica di Euclide una descrizione veritiera del mondo, la scoperta umana di un piccolo frammento della verità assoluta e ultima. La sua esistenza permetteva di rifiutare qualsiasi pretesa scettica che verità ultime come quelle cercate dal credenti religiosi fossero al di là della comprensione umana.
Poi arrivò Einstein
Nel diciannovesimo secolo la situazione cambiò in modo drammatico. Numerosi matematici europei scoprirono l'esistenza di altre geometrie non euclidee, logicamente coerenti che si presentano se non si ipotizza il famoso «quinto» postulato dei le parallele di Euclide. Questo fece nascere delle geometrie per superfici curve anziché piane. La triangolazione era un'operazione ben precisa su tali superfici ma dava luogo a «triangoli» i cui angoli interni, sommati, non davano centottanta gradi. Tutto ciò potrà sembrare tedioso se non sì è geometri ma le conseguenze per il pensiero religioso e filosofico furono drammatiche. Ne nacque una specie di crisi a cui i tradizionalisti reagirono cercando di trovare ragioni al fatto che la vecchia geometria di Euclide meritava un credito speciale. Tali sforzi riuscirono soltanto a riconoscere una distinzione senza una differenza. Peggio ancora, Einstein avrebbe finito col sostituire al mondo rettilineo newtoniano dallo spazio inflessibile e dal tempo immutabile un mondo che rivelava come lo spazio e il tempo reali seguissero i meandri curvilinei delle geometrie non euclidee. Di fronte a un mare infinito di alternative logicamente valide, non era più possibile indicare nella geometria euclidea una parte unica della verità ultima sulla realtà. Venne retrocessa a una tra le tante possibili geometrie, alcune delle quali erano adesso considerate ‑sistemi artificiali fatti dall'uomo. Molti scettici e i pensatori iconoclasti ricorsero a queste scoperte per mettere in dubbio il presupposto della verità assoluta in una moltitudine di settori diversi del pensiero e dell'attività umana. Non ritenevano più tali verità assiomatiche, che riguardassero i diritti dell'uomo o i triangoli rettangoli. Mentre un tempo il presupposto che esistessero sistemi etici o politici «migliori» era parso ragionevole, per analogia con il credito dato aria , geometria euclidea,orat9posizione relativa di certe idee costituiva un ovvio parallelo con la nuova posizione, della geometria euclidea. Sorprendentemente, l’espressione «non‑euclideismo» passò a significare qualsiasi sfida relativistica a una dottrina della verità concessa da Dio su tutta la gamma dell'umana attività. Uscivano articoli che promulgavano «dottrine economiche non euclidee» e «sistemi di governo non euclidei». In seguito, la scoperta di nuove logiche avrebbe spinto questa tendenza a minare il presupposto che la logica classica fosse una verità assoluta simulante l'azione del pensiero umano perfetto. Infine, Tarski avrebbe provveduto a bandire ogni idea ben precisa di verità assoluta dal gioco della logica.
Tutto questo relativismo nella scienza e nella matematica capitava in un momento in cui l'impatto dell'assalto darwiniano a un'altra roccaforte dell'assolutismo non era ancora stato assorbito. La selezione aveva rivelato che molti dei nostri attributi fisici, come quelli degli altri membri meno cerebrali dei mondo animato, dovevano la loro natura a un graduale processo di cambiamento anziché a un disegno stabilito una volta per tutte. ‑ Tali eventi portarono a un'imbarazzante separazione tra religione e scienza, facile da descrivere come uno stato di vera e propria ostilità. Gli esiti di questa guerra fredda vengono spesso raccontati, riraccontati e reinterpretati. Assumono uno spessore ingannevole qualora esaminati di lontano da chi osservi casualmente l'interazione tra scienza e religione.
Il Dio degli scarti
Successivamente incontriamo una curiosa e prolungata tendenza nel rapporto tra l'enfasi teologica sulla certezza di fronte all’abitudine scientifica al provvisorio, che ora troviamo gelosamente custodita dalle filosofie della scienza semipopolari come quella di Kuhn, con il suo ciclo interminabile di rivoluzione e revisione. Mentre le scoperte delle geometrie non euclidee e delle nuove logiche avevano posto I' accento sulla natura non eccezionale delle verità che l'uomo aveva pescato intuitivamente dal grande oceano delle possibilità, le nuove scoperte della fisica del ventesimo secolo avevano preso una diversa piega. La teoria quantistica introduceva il concetto di un limite assoluto alla nostra comprensione del mondo e così facendo apriva un nuovo fronte da esplorare per lo scienziato religioso. li Dio degli scarti avrebbe trovato nuove lacune per scavare gallerie sotto il velo dell'incertezza quantistica. Una simile giustificazione sussiste ancor oggi in certi ambienti e si è alleata alla ricerca di inevitabili scarti nelle spiegazioni umane dei mondo fisico provocati dall'eventualità di un comportamento caotico. Nella nostra incapacità di determinare gli stati futuri e i sistemi caotici, alcuni apologeti trovano spazio per l'influsso regolatore di un Dio degli scarti. Eppure chiaramente questo indeterminismo non è intrinseco. Si tratta semplicemente della nostra incapacità pratica di determinare, a meno di non portare lo sguardo a livello quantistico, sul quale non ritroviamo alcunché di nuovo soltanto intrinseca incertezza quantistica.
Il recente interesse teologico per lo sviluppo della fisica elementare, nella sua ricerca per scoprire una «Teoria del Tutto» è comprensibile. Molte delle questioni che i due soggetti prendono in considerazione ‑ la creazione dell'Universo, la natura del tempo, la fine dell'Universo sono identiche. Ma più interessante è il modo in cui tale ricerca offre ancora una volta l'allettante possibilità della verità assoluta coloro i quali si erano abituati a «modelli” matematici che forniscono soltanto l'ultimissima edizione della verità. In anni recenti, il successo di certi tipi di fisica fondati sulla simmetria matematica e l'esigenza di coerenza interna ha inaspettatamente ottenuto di ridurre il numero delle possibili teorie in grado di descrivere simultaneamente tutte le forze della Natura come differenti manifestazioni di una singola forza unificata. Qualche ottimista ritiene che l'opera della fisica elementare sarebbe completa se solo una di queste teorie si dimostrasse accettabile e poi fosse confermata in sede sperimentale.
Molto fisici delle particelle elementari ritengono simili teorie non soltanto modelli o approssimazioni della realtà ma esatte descrizioni di una realtà che per qualche ragione sconosciuta è intrinsecamente e platonicamente matematica al livello più profondo. Per il teologo qualcosa di analogo alla verità assoluta riemerge a sostituire gli esemplari perduti della logica classica e della geometria euclidea. E in effetti si capisce che se la pia illusione degli scienziati di ottenere un'unica teoria onnicomprensiva delle leggi di Natura fosse coronata da successo, lo avrebbe ottenuto trasformando la scienza elementare in un insieme di enunciati sul mondo fondati sulla fede nel primato della simmetria e della matematica.
(trad, Ottavio Fatica)