Il cosmo di Dante

di Thomas S. Kuhn

 

Per i cristiani, il nuovo universo aveva un significato simbolico oltre a quello letterale, ed era questo simbolismo cristiano che Dante voleva soprattutto esprimere. Attraverso l'allegoria la sua Divina Commedia mostrò che l'universo medievale non poteva avere altra struttura che quella aristotelico-tolemaica. Come egli lo descrive, l'universo a sfere riflette sia la speranza che il destino dell'uomo. Tanto dal punto di vista fisico quanto da quello spirituale, l'uomo occupa una posizione cruciale intermedia in questo universo, che è riempito da una catena gerarchica di sostanze che va dalla creta inerte del centro al puro spirito dell'Empireo. L'uomo è composto da un corpo materiale e da un'anima spirituale: tutte le altre sostanze sono o materia o spirito. Anche la posizione dell'uomo è intermedia: la superficie della Terra è vicina al centro degradato e materiale, ma entro la prospettiva dei cieli periferici che la circondano simmetricamente. L'uomo vive nello squallore e nell'incertezza ed è molto vicino all'inferno. Ma la sua posizione centrale è una posizione strategica, poiché egli è dovunque sotto lo sguardo di Dio. Sia la doppia natura dell'uomo che la sua posizione intermedia impongono la scelta che costituisce il dramma del mondo cristiano. L'uomo può seguire la sua natura materiale e terrestre, giù verso il posto naturale di questa natura nel centro corrotto, oppure seguire la sua anima in alto, attraverso sfere sempre più spirituali, finché raggiunge Dio. Come un critico di Dante ha posto in rilievo, nella Divina Commedia il «più vasto di tutti i temi, il tema del peccato e della salvezza dell'uomo, è adattato al grande disegno dell'universo» [C.H. Grangent, Discours on Dante, Harvard University Press, Cambridge 1924]. Una volta ottenuto questo adattamento, ogni variazione nel disegno dell'universo avrebbe inevitabilmente influito sul dramma della vita cristiana e della morte cristiana. Far muovere la Terra significava rompere l'intera catena del creato.

Nessun aspetto del pensiero medievale è più difficile da riscoprire del simbolismo che riflette la natura e il destino dell'uomo, il microcosmo nella struttura dell'universo, che era il macrocosmo. Forse noi non possiamo più afferrare il pieno significato religioso, con cui questo simbolismo rivestiva le sfere aristoteliche. Ma possiamo almeno evitare di considerarlo pura metafora o di supporre che non avesse nessun ruolo attivo nel pensiero cristiano non astronomico.

[T. S. Kuhn, La rivoluzione copernicana. L'astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale, Einaudi, Torino 1972, pp. 143]