L'adattamento del pensiero aristotelico al cristianesimo

di Thomas S. Kuhn

 

Aristotele non poté sempre essere adottato alla lettera. Molti scolastici, ad esempio, si sentirono costretti ad abbandonare la sua dimostrazione dell'assoluta impossibilità del vuoto, poiché sembrava che essa ponesse arbitrariamente dei limiti al potere infinito di Dio. Nessun cristiano poteva accettare il principio di Aristotele che l'universo era sempre esistito. Le prime parole della Bibbia sono: «Nel principio Dio creò il cielo e la Terra». Inoltre la creazione era un elemento essenziale nella spiegazione cattolica dell'esistenza del male. Su un argomento di tanta importanza, Aristotele doveva cedere il passo: l'universo era stato creato in un determinato primo istante del tempo. Ma, più spesso, era la Bibbia a dover cedere il passo: di solito ad una interpretazione metaforica. Per esempio, nel discutere il testo della Scrittura: «Siavi una distesa fra le acque, la qual separi le acque dalle acque» (Genesi, 1.6), Tommaso d’Aquino delineò in primo luogo una teoria cosmologica che salvasse il senso letterale del brano e quindi affermò:

“Poiché tuttavia è possibile dimostrare con valide argomentazioni che questa teoria è falsa, non si può sostenere che essa interpreti il senso vero della Sacra Scrittura. Si dovrebbe piuttosto pensare che Mosè parlava a gente ignorante e che, per andare incontro alle loro debolezze, egli li poneva di fronte soltanto alle cose come appaiono ai sensi. Ora, persino i più ignoranti possono apprendere dai sensi che la terra e l'acqua sono materiali, mentre non è a tutti evidente che anche l'aria è materiale... Mosè quindi, mentre menziona espressamente l'acqua e la terra, non fa menzione esplicita dell'aria, per evitare di mettere persone ignoranti di fronte a qualcosa al di là della loro conoscenza” [Tommaso d’Aquino, Summa theologica, I, L-LXXIV].

Leggendo «acqua» come «aria» o «sostanza trasparente», l'integrità della Scrittura è salva. Ma, con questo procedimento, la Bibbia diventa, in un certo senso, uno strumento di propaganda composto per un pubblico ignorante. L'espediente è tipico: gli scolastici lo adottarono ripetutamente.

La grande meticolosità con cui Tommaso ed i suoi contemporanei affrontarono il compito di riconciliare la Bibbia con la realtà è illustrata dalle difficoltà che essi incontrarono nel racconto biblico dell'Ascensione . Secondo la Scrittura Cristo «è salito di sopra a tutti i cieli, acciocché empia tutte le cose» [San Paolo, Epistola agli Efesi, 4.10]. Tommaso riuscì a sistemare questo frammento di storia cristiana in un universo di sfere; ma, per far ciò, dovette risolvere molti problemi, fra cui i seguenti:

“Sembra che non si addicesse a Cristo il salire al cielo. Poiché il Filosofo [Aristotele] afferma (De Caelo, libro 11) che le cose che sono in stato di perfezione possiedono il loro bene senza movimento. Ma Cristo era in stato di perfezione... Di conseguenza Egli possiede il Suo bene senza movimento. Pertanto non si addiceva a Cristo il salire... Inoltre, non c'è alcun luogo al di sopra dei cieli, come è provato nel De Caelo, libro I. Ma ogni corpo deve occupare un luogo. Pertanto il corpo di Cristo non ascese al di sopra di tutti i cieli...

Per di più, due corpi non possono occupare lo stesso luogo. Giacché poi non v'è possibilità di passaggio da luogo a luogo se non attraverso lo spazio intermedio, sembra che Cristo non sarebbe potuto ascendere al di sopra di tutti i cieli a meno che [le sfere cristalline del] cielo fossero separate, il che è impossibile.” [Tommaso d’Aquino, Summa theologica, III, XXVII-LIX].

Non è necessario che ci interessiamo della risposta di Tommaso. Sono le stesse obiezioni che stupiscono, particolarmente perché l'Ascensione è uno solo degli aspetti della storia del cristianesimo che presentano dei problemi e poiché Tommaso è soltanto il più illustre dei molti uomini di Chiesa impegnati in questi problemi. La Summa totius theologiae  di Tommaso, da cui sono state tratte le precedenti citazioni, è un compendio del sapere cristiano, stampato spesso in dodici grossi volumi. In ognuno di essi il nome di Aristotele (oppure l'appellativo più significativo di «Il Filosofo») ricorre ripetutamente. Solo attraverso una molteplicità di opere come queste la cultura antica, e in particolare quella aristotelica, sarebbe potuta diventare di nuovo un fondamento del pensiero occidentale.

Tommaso e i suoi contemporanei del secolo XIII dimostrarono che la fede cristiana era compatibile con buona parte dell'antica cultura. Riducendo Aristotele nell'ambito dell'ortodossia, essi permisero alla sua cosmologia di diventare un elemento vitale del pensiero cristiano.

[T. S. Kuhn, La rivoluzione copernicana. L'astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale, Einaudi, Torino 1972, pp. 140-42]