di Salvatore Veca, Il Corriere della Sera 10 giugno 2004
Se guardiamo le cose dal punto di vista realistico, dobbiamo riconoscere che il contrasto fra unilateralismo e multilateralismo ha raggiunto la sua massima intensità a partire dalla guerra in Iraq. La frattura si è avviata nella fase dell'annuncio della guerra preventiva e si è aggravata nei tempi della guerra persistente, dopo la sua fine dichiarata. Come sostengono i neoconservatori, è diventato evidente il contrasto fra i fan di Hobbes e quelli di Kant.
Lo stato del mondo ci induce a chiederci se non vi sia una progressiva distinzione fra gli interessi geopolitici di Usa ed Europa. L'Europa, o almeno la sua opinione pubblica e alcuni suoi governi nazionali, a favore di un multilateralismo come l'unica opzione politica di fronte al grande disordine del mondo, al fatto del terrorismo e all'ingiustizia della terra. Gli Stati Uniti, o almeno larga parte dell'opinione pubblica e l'amministrazione Bush, a favore di una scelta unilaterale militare, come l'unica opzione disponibile di fronte alle minacce per la sicurezza nell'arena globale. La tensione fra le due opzioni non è naturalmente nuova e vi è controversia a proposito dell’immagine di una politica estera americana storicamente multilaterale.
Il fatto non controverso è che la scena mondiale è drasticamente mutata a partire dal collasso dell’equilibrio bipolare fra le potenze imperiali ostili, che ha per tanti anni caratterizzato la guerra fredda. L' 11 settembre è un evento annunciato su questa scena mutata.
Dobbiamo renderci conto, continua la tesi realistica, che la solitudine dell'unica potenza globale genera una condizione di asimmetria per un'Europa il cui peso politico e militare è ridotto, anche in forza dell'incompletezza del suo processo di unificazione. E d'altra parte vi è una profonda differenza fra il modo in cui Usa ed Europa percepiscono le sfide salienti, a partire da quella del radicalismo islamico. Così Galli della Loggia ci ricorda che la fine della guerra fredda ha fatto venir meno la percezione condivisa dello stato del mondo. Ma questo è uno dei presupposti del multilateralismo. Se viene a mancare, il multilateralismo per gli europei resta desiderabile, ma è impossibile.
Vi è naturalmente un altro modo di interpretare il contrasto. Adottando una prospettiva radicale, alcuni in Europa sono convinti che il multilateralismo, tradito dalla politica arrogante dell'amministrazione Bush, debba essere in ogni caso perseguito con la condanna e la distinzione dal vecchio partner atlantico. Il contrasto fra Usa e Europa deve divenire permanente. La scelta a favore del multilateralismo è una scelta contro gli Stati Uniti. La gestione fallimentare dell'occupazione in Iraq, la storie di ordinarie torture che coinvolgono gli esportatori del Bene, l'effetto boomerang nell'intera area mediorientale, il vaso di Pandora del terrore, il persistere di crudeltà e massacro sul teatro israeliano- palestinese, sono fra gli elementi che corroborano la convinzione radicale.
E' facile vedere che entrambe le prospettive portano per vie diverse alla stessa conclusione: tempi duri per l'opzione multilaterale. Desiderabile, ma impossibile, per il realista. Desiderabile, ma impossibile, per il radicale; dato che non ha senso invocare multilateralismo senza e contro gli Stati Uniti. E allora? Dobbiamo accettare come inesorabile la conclusione, presi nella trappola di un doppio teorema d'impossibilità per l'opzione multilaterale? Una modesta proposta per sfuggire alla trappola suggerisce di guardare alle cose dal punto di vista del male, abbandonando la tentazione del bene.
Dal punto di vista degli interessi minacciati e degli ideali, dei valori a rischio. Confidando nella capacità di apprendimento degli attori nel sistema delle relazioni internazionali. Multilateralismo senza Usa è un non senso. Sostenerlo può favorire solo l'orientamento isolazionista dei neoconservatori, che su una cosa sono d'accordo con gli europei antagonisti: che gli interessi geopolitici americani ed europei sono e devono essere divergenti.
Sarebbe migliore un mondo in cui gli Usa persistessero nell'errore unilaterale iracheno? Che non sia migliore per gli americani, per i loro interessi e i loro valori, sembra si cominci a percepire negli Stati Uniti. E gli europei, anche quelli che hanno giustamente criticato la scelta dell’invasione dell'Iraq, sono convinti che non siano in gioco anche direttamente i loro interessi e i loro valori? Noi dobbiamo esplorare l'ambito delle possibilità politiche e istituzionali entro lo spazio che il mondo ci concede. Per costruire le condizioni di un multilateralismo praticabile. Lo spazio che il mondo ci concede non è granché. E' uno spazio ristretto. Sempre più delimitato da vincoli severi. Ma uno spazio, per quanto ristretto, è pur sempre uno spazio di manovra. Sarebbe bene evitare che si chiuda. Per l'incapacità di tutti di valutare le conseguenze del male, causate dalla persistenza delle pratiche dell'unilateralismo reale e dell'invocazione sciovinista di un multilateralismo impossibile.