di Allan Nevins, Henry Steele Commager
Anche l’attività missionaria contribuì moltissimo alla penetrazione nell’estremo Ovest. Le varie chiese si erano già da molto tempo impegnate nell’attività di frontiera, ma un curioso incidente occorso nel 1831 doveva dare nuovo stimolo alloro zelo. Le tribù indiane dell’alto Columbia avevano appreso dai commercianti inglesi alcuni rudimenti di religione e volevano avere in proposito ulteriori notizie. I Nez Percé inviarono quattro capi da William Clark, a St Louis, per chiedere il «Libro del Cielo» e, allorché giornali ecclesiastici pubblicarono la notizia, essa suscitò vivissimo interesse. I protestanti inviarono nel lontano Nord-Ovest molti pastori con gente per sostenerli, e stabilirono una missione nella valle del Willamette e un’altra presso la confluenza dello Snake col Columbia. Protagonista di questa attività fu il pio Marcus Whitman. Tali missioni fecero molto per convertire gli Indiani al cristianesimo; fondarono fattorie-modello per dimostrare ai convertiti come si costruiscono le case, si dissodano i campi e si coltivano le messi. Le entusiastiche lettere che scrissero sul paesaggio e il clima suscitarono l’interesse di parenti e amici; e presto si videro, ogni anno, carovane di coloni attraversare pianure e montagne per recarsi nella zona dell’Oregon.
La pista dell’Oregon.
I primi esploratori e commercianti di pellicce che andarono dal fiume Missouri al Columbia tracciarono vagamente una strada che, coi tempo, venne chiamata «la pista dell’Oregon» e che verso il 1845 era una grande via di comunicazione. Lunga circa duemila miglia, presentava molti pericoli e difficoltà. Partendo da Indipendence, sul Missouri, attraversava le pianure adducenti alle Montagne Rocciose, che valicava al passo meridionale, relativamente basso, e continuava attraverso zone montagnose e sterili fino al forte Hall, sui fiume Snake, donde, attraverso le pressoché invalicabili Montagne Azzurre, giungeva al fiume Umatilla e poi al Columbia. Un’altra strada facoltativa al di là del Gran Lago Salato conduceva in California.
Promosso da John Bidwell, il primo convoglio di emigranti per il Pacifico, che con un’ottantina tra uomini, donne e bambini si apri nel 1841 attraverso un paese selvaggio la strada verso l’Oregon, costituì l’avanguardia di un impressionante movimento. Nel 1843 si ebbe la «Grande emigrazione», rappresentata da non meno di duecento famiglie, un migliaio di persone in tutto, le quali traversarono pianure e montagne e raggiunsero la meta, conducendo seco centinaia di bovini. Facendo due miglia all’ora, i carri trainati da buoi potevano percorrere ogni giorno venticinque miglia col bel tempo, cinque o dieci con quello cattivo. Nel 1845 la piccola corrente migratoria che fluiva lungo la pista dell’Oregon divenne fiumana; e in quell’anno più di tremila persone giunsero nella valle dei Willamette.
Fu un’epica migrazione, questo movimento verso l’Oregon. «Attacca, aggancia!» si sentiva gridare all’alba; e lunghe file di carri coperti, agli ordini di bravi conducenti, si mettevano in moto. Al cader della notte, si accampavano in cerchio, con carri, bagagli e uomini all’esterno del circolo; donne, bambini e animali all’interno, protetti da sentinelle accuratamente collocate. Per la strada si cucinava e si faceva il bucato; si concludevano matrimoni, nascevano bambini, morivano i più deboli, che venivano sepolti in tombe senza segni. Allorché buoi e muli esausti non potevano più tirare i pesanti carri, bisognava abbandonare materiali preziosi. Per coloro che incontravano gli Indiani, gli orsi grigi, il temuto colera o il cattivo tempo, il viaggio poteva trasformarsi in una lunga agonia. Altri lo giudicavano divertente; e un tale scriveva: «Le mutevoli scene del viaggio, gli animali della prateria, gli Indiani, i commercianti e i trappolatori delle montagne, facevano l’impressione di un continuo picnic». Questo grande movimento fece dell’Oregon una comunità americana e valse quanto un’azione diplomatica ad assicurarlo agli Stati Uniti. La popolazione vi si sviluppò talmente che quella remota regione, organizzata come «territorio» nel 1849, diventò solo dieci anni più tardi un vero e proprio stato.
[Allan Nevins, Henry Steele Commager, Storia degli Stati Uniti, Torino, Einaudi 1982, pp.215-217]