Preludi: prima del Medioevo

J. Le Goff, Il cielo sceso interra. – Le radici medievali dell’Europa, Laterza, Bari 2003, Prefazione

 

La storia d'Europa richiede allo storico e ai suoi lettori di collocarsi in una prospettiva di lunga durata. E in-fatti necessario spingersi oltre i dieci secoli — dal V al XV — che tradizionalmente delimitano il Medioevo e studiare i primi embrioni di Europa, manifestatisi in questo periodo, tenendo in considerazione i lasciti delle civiltà precedenti che il Medioevo ha inserito in una coscienza potenzialmente europea. Una parte dell'impatto che il Medioevo ha avuto sulla costruzione dell'Europa deriva dal fatto che non si è limitato a raccogliere passivamente le eredità delle epoche precedenti, ma ha avuto una concezione tale del passato che lo spingeva a recepirne coscientemente e volontariamente una parte rilevante per nutrire con essa il futuro che andava preparando, anche se in questo processo ha operato scelte ed esclusioni. Il Medioevo è stato, in parti-colare con la nozione di rinascenza, ma anche in tanti altri modi indiretti, un trasmettitore dell'Antichità. Nonostante i notevoli progressi che lo studio della preistoria ha fatto recentemente, per stabilire ciò che il Medioevo ha veicolato da quelle epoche remote sarebbe necessaria una ricerca specifica per la quale non ho la competenza e che in ogni caso travalicherebbe i limiti di questo libro. Posso dire comunque che alcuni dei tratti più significativi della civiltà preistorica in Europa sono stati ripresi nei secoli medievali. Si pensi all'importanza dell'agricoltura, anche se gli elementi essenziali derivano dalla preistoria mesopotamica; al-lo sviluppo dell'allevamento, soprattutto nel mondo mediterraneo; e poi alla presenza dei metalli con i quali sono nate le tecniche metallurgiche che i barbari hanno portato nell'Europa medievale. Grazie a queste ultime essi sono sta-ti in grado prima di tutto di fabbricare armi, in particolare la spada a doppio taglio, strumento delle loro conquiste e che hanno in seguito garantito alla società medievale il successo nel campo degli armamenti e degli utensili.

La geografia

Non bisogna dimenticare che la prima delle eredità del passato concerne l'orizzonte geografico. Vale la pena ricorda-re i dati della geografia che si imposero agli uomini e alle donne del Medioevo, i quali ne seppero trarre profitto con-sentendo all'Europa dei secoli successivi di beneficiarne. L'Europa rappresenta l'estremità del continente euroasiatico ed è caratterizzata da una grande disparità di terreni e di altimetrie: proprio nella varietà geografica si radica una delle specificità dell'Europa, la diversità. Ma al contempo si rilevano anche alcuni elementi unificanti. Innanzitutto l'ampiezza delle pianure, che ha favorito la cerealicoltura sviluppatasi nel Medioevo, e rimasta ancora ai giorni nostri uno dei capisaldi, per quanto controverso, dell'economia europea. Si pensi anche all'importanza delle foreste, che a forza di essere attraversate, sfruttate e spianate, diventeranno nel Medioevo quel mondo a doppia faccia, di abbondanza di legna, di cacciagione, di miele, di maiali incrocia-ti con cinghiali da una parte e di selvatichezza dall'altra, una dualità che si protrarrà fino all'Europa odierna. Un altro elemento geografico unificatore dell'Europa evidente nel Medioevo è la presenza del mare e la lunghezza delle coste; nonostante la paura che uomini e donne del Medioevo ebbero sempre del mare, essi riuscirono tuttavia a dominarlo grazie ad importanti innovazioni tecnologiche come il timone fissato al telaio di poppa o la bussola, pro-veniente dalla Cina. Gli uomini e le donne del Medioevo seppero inoltre riconoscere e utilizzare a proprio vantaggio il clima temperato dell'Europa, uno dei suoi tratti caratteristici. Si pensi alle lodi tributate alle stagioni intermedie, la primavera e l'autunno, che hanno sempre avuto uno spazio considerevole nella letteratura e nella sensibilità europee.

Il Medioevo non si è preoccupato delle questioni ecologiche, la cui nascita risale ad appena un secolo fa, ma la ricerca della solitudine da parte dei monaci e più tardi lo sviluppo demografico a partire dall'XI secolo arrecarono danni che indussero alcune città, in particolare nell'Italia del Nord a partire dal XIV secolo, a emanare provvedimenti per proteggere le foreste minacciate dal disboscamento.

Le eredità antiche

È nella trasmissione di queste eredità che il Medioevo mani-festa al meglio il suo carattere di trasmettitore dei valori e del-le conquiste del passato all'Europa. Per prima cosa ha tra-smesso il nome: l'Europa è stata prima di tutto un mito, una concezione geografica. Il mito ne colloca la nascita in Oriente. La parola e il concetto vedono la luce nello strato più antico di civiltà emerso sul territorio di quella che diventerà l'Europa: la mitologia greca. Ma si tratta di un prestito derivato dall'Oriente. Nell'VIII secolo a.C. i greci hanno ripreso una parola semitica che per i marinai fenici significava «ponente». Europa compare come la figlia di Agenore, re di Fenicia, l'attuale Libano. Si racconta che fu rapita da Zeus, il re degli dei greci, che se ne era innamorato. Trasformato in toro la portò a Creta e dalla loro unione nacque Minosse, re civilizzatore e legislatore, che diventerà, dopo la morte, uno dei tre giudici dell'oltretomba. Per i greci, dunque, gli europei sono gli abitanti dell'estremità occidentale del continente asiatico.

L'opposizione tra Oriente e Occidente (con il quale ultimo si identifica l'Europa) incarna per i greci il conflitto fondamentale tra civiltà diverse. Ippocrate, il famoso medico greco che visse tra la fine del V e l'inizio del IV secolo a.C., contrappone europei e asiatici alla luce dei conflitti che hanno sollevato le città greche contro l'impero persiano, la prima manifestazione dell'antagonismo Occidente-Oriente. Sono le guerre in cui il Davide greco sconfisse a Maratona il Golia asiatico. Secondo Ippocrate gli europei sono coraggiosi, votati alla guerra per il loro spirito bellicoso, mentre gli asiatici sono saggi, colti ma propendono per la pace e sono privi di ambizioni. Gli europei hanno a cuore la libertà e sono pronti a battersi e anche a morire per difenderla; il regime politico che prediligono è la democrazia, laddove gli asiatici accettano di buon grado la soggezione pur di ottenere benessere e tranquillità.

Questa rappresentazione degli orientali è rimasta sostanzialmente immutata nel corso dei secoli successivi al punto che i filosofi illuministi hanno costruito, nel XVIII secolo, la teoria del dispotismo illuminato quale sistema politico più appropriato all'Asia. Erede di questo filone di pensiero, il marxismo nel XIX secolo definirà il modo di produzione asiatico come la base di regimi autoritari. La società medie-vale, società di guerrieri oltre che di contadini, non smentirà Ippocrate e trasmetterà all'Europa, attraverso le chansons de geste, l'immagine dell'eroe guerriero cristianizzato.

La Grecia antica ha quindi lasciato una duplice eredità all'Europa, quella dell'opposizione all'Oriente, all'Asia, e quella del modello democratico. Quest'ultimo è stato ignorato dal Medioevo e tornerà in forme più evolute in Europa soltanto con la Rivoluzione francese. L'opposizione all'Oriente è stata invece rafforzata dall'Occidente medievale o, per essere più precisi, il Medioevo ha distinto almeno due «Orienti». Il primo, quello più vicino, è l'universo greco bizantino, il quale eredita l'opposizione tra greci e latini già in atto nell'impero romano. Tale opposizione viene rafforzata dal contrasto crescente tra cristianesimo romano e ortodosso, senza risentire davvero di preoccupazioni per l'unità cristiana. La manifestazione più evidente di questa ostilità si registrò nel 1204, quando i latini della quarta crociata dirottarono verso Costantinopoli per conquistarla e saccheggiarla.

Al di là di quest'Oriente greco si estende, per gli occidentali del Medioevo, un Oriente più remoto. Per molto tempo la sua immagine rimase ambigua. Da una parte, esso era la fonte di catastrofi e minacce: da Oriente vengono le epidemie e le eresie; all'estremità orientale dell'Asia si affollano i devastanti popoli di Gog e Magog che l'Anticristo scatenerà alla fine dei tempi e che gli occidentali credettero di rreonoscere negli invasori mongoli del XIII se-colo. Dall'altra parte, l'Oriente è anche un orizzonte onirico, un serbatoio di meraviglie, il paese del prete Gianni, il prete-re detentore di tesori straordinari e modello politico che affascinerà la cristianità nel XII secolo.

Infine i geografi greci dell'Antichità hanno consegnato agli uomini del Medioevo un bagaglio di conoscenze geografiche carico di questioni ancora attuali. Se a nord, a ovest e a sud il mare disegna la frontiera naturale dell'Europa – una frontiera imposta dalla modestia delle imbarcazioni e delle conoscenze nautiche degli occidentali nel Medioevo – qual è la frontiera a est? Anche se si tiene conto di quello che ho detto del carattere a lungo fluido delle frontiere medievali, il confine orientale dell'Europa medievale pone il problema più serio. Gli esperti del Medioevo hanno generalmente fatto proprie le opinioni dei geografi della Grecia antica, secondo le quali la frontiera tra l'Europa e l'Asia era il fiume Tanai, l'odierno Don, che sfocia nel mare d'Azov, includendo le attuali Bielorussia e Ucraina, ma solo una piccolissima parte della Russia. In ogni caso, siamo ben lontani nel Medioevo da un'Europa che si estenda dall'Atlantico agli Urali! Ma, al di là dell'impero bizantino, nel corso del Medioevo fa la sua apparizione un altro Oriente, ben più reale e minaccioso: è l'Oriente musulmano, che nel XV secolo annienta i bizantini e ne occupa il posto con l'impero turco, destinato a rimanere per secoli l'incubo dell'Europa.

Tra le eredità del mondo antico trasmesse e spesso anche ravvivate dagli uomini del Medioevo bisogna distinguerne quattro diverse.

 

La prima è l'eredità greca. Questa trasmette al Medioevo la figura dell'eroe che, come vedremo in seguito, si cristianizza nei panni del martire e del santo; l'umanesimo, anch'esso modificato dal cristianesimo, al punto che nel XII secolo si parlerà di socratismo cristiano; l'edificio religioso, che da tempio si trasforma in chiesa, a seguito di distruzione o di riutilizzazione; il vino, che per il tramite dei romani, diventa la bevanda dell'aristocrazia e il liquido sacro del-la liturgia cristiana. Bisogna anche aggiungere, insieme con la città (polis), lontana antenata della città medievale, la parola «democrazia», che si incarnerà soltanto a Medioevo concluso, e, naturalmente, il nome di Europa.

 

L'eredità romana è molto più ricca, dal momento che l'Europa medievale è uscita direttamente dall'impero romano. Il primo lascito di grande rilevanza è la lingua, strumento di civilizzazione. L'Europa medievale parla e scrive latino, e quando quest'ultimo, dopo il X secolo, farà spazio alle lingue volgari, le cosiddette lingue romanze – francese, italiano, spagnolo, portoghese – prolungheranno questa eredità linguistica. Anche tutte le altre regioni europee beneficeranno, in misura minore, di questa cultura latina, in parti-colare nelle università, nelle chiese, nella teologia, nel vocabolario scientifico e filosofico. Agli uomini del Medioevo, guerrieri della tradizione europea, i romani trasmettono la loro arte militare, tanto più che l'autore tardo (attivo in-torno al 400 d.C.) di un trattato di arte militare, Vegezio, è stato uno degli ispiratori delle teorie e delle pratiche militari medievali. I romani lasciano inoltre in eredità agli uomini del Medioevo, che la riscopriranno e la svilupperanno a partire dall'anno 1000 circa, l'architettura: dai romani derivano la pietra, l'arco e l'autorevole manuale del teorico Vitruvio. Gli uomini del Medioevo furono però eredi solo parziali delle grandi realizzazioni romane. Marc Bloch ha sottolineato le profonde differenze tra le strade dei due periodi storici. Quelle romane avevano soprattutto uno scopo militare ed erano l'espressione di una tecnica più raffinata: perciò erano dritte e lastricate. Gli uomini medievali camminano o spingono i loro carretti, utilizzano asini e cavalli,su strade di terra battuta, tortuose, con un tracciato disegnato a seconda delle chiese da visitare e i mercati itineranti da frequentare. Ma i tratti di strade romane superstiti restano punti di riferimento simbolici importanti. Dall'Antichità romana derivano anche l'opposizione e la complementarità tra città e campagna, benché sempre modificate. L'opposizione tra urbs e rus, con la sua dimensione culturale c vede _contrapporsi urbanità e rusticità, prosegue infatti in forme diverse. Dopo aver vissuto una fase rurale, l'Europa medievale si urbanizza. Guerrieri, contadini e aristocratici vivono di solito, salvo che in Italia, in castelli fortificati nella campagna e provano un misto di invidia ma più ancora di ostilità nei confronti dei cittadini e della loro mollezza; questi ultimi, da parte loro, disprezzano i rozzi contadini, tanto più che le campagne, essendo la cristianizzazione cominciata nelle città, rimasero più a lungo pagane – paganus, d'altronde, è parola unica per «pagano» e «contadino».

Vedremo che il Medioevo è stato un'epoca di intensa attività giurisprudenziale, e in questa elaborazione l'eredità e il recupero del diritto romano hanno avuto evidentemente un ruolo fondamentale. Nella prima università nata nel XII se-colo, quella di Bologna, si insegnava essenzialmente diritto e la sua reputazione ne fece la culla del diritto in Europa.

Tra le scelte culturali fondamentali fatte dal cristianesimo medievale c'è innanzitutto quella delle classificazioni scientifiche e dei metodi d'insegnamento. La classificazione e la pratica delle arti liberali, trasmesse da un retore la-tino cristiano del V secolo d.C., Marziano Capella, domi-nano l'insegnamento medievale. Divise in due cicli, il trivium o arti della parola (grammatica, dialettica, retorica) e il quadrivium o arti dei numeri (aritmetica, geometria, musica, astronomia), queste arti liberali raccomandate da sant'Agostino costituiranno nel XII e XIII secolo le basi del-l'insegnamento universitario nella facoltà propedeutica chiamata «facoltà delle arti».

Nella prospettiva, che è quella di questo libro, di dare rilevanza alle parole, alle idee, all'immaginario, che, al pari

delle strutture materiali, costituiscono i fondamenti della coscienza europea, voglio ricordare semplicemente come il nome che verrà utilizzato come nome comune per indica-re l'imperatore e la persona che simboleggia il potere su-premo è proprio quello che i romani avevano adottato per i propri imperatori, «cesare». Questa eredità sarà raccolta anche da lingue di ceppi diversi per designare l'imperato-re: Kaiser tra i germani e, più tardi, zar tra gli slavi (russi, serbi e bulgari). Greci e romani consegnarono all'Europa anche la parola «tiranno» per indicare il cattivo re. Si perpetua così una tradizione simbolica e politica.

Bisogna anche ricordare un'eredità che si è diffusa nel Medioevo in forme più discrete e a volte inconsapevoli. Si tratta dell' ideologia trifunzionale indoeuropea, della quale Georges Dumézil ha dimostrato l'ampia diffusione sin da tempi antichissimi. Tra il IX e l'XI secolo numerosi autori cristiani, eredi di questa concezione, descrivono ogni tipo di società, in particolare quella in cui vivono, come la sommatoria di uomini specializzati nelle tre funzioni necessarie per il buon funzionamento della società. L'espressione più chiara, e quella che ha ottenuto il maggiore successo nella storiografia, è quella utilizzata dal vescovo Adalberone di Laon nel suo carme per Roberto il Pio del 1027. Adalberone sostiene che una società bene organizzata è composta da religiosi (oratores, coloro che pregano), da guerrieri (bellatores, coloro che combattono) e da lavoratori (laboratores, coloro che lavorano). Questa classificazione, che è stata adottata da numerosi dotti medievali per descrivere e spiegare la società nella quale vivevano, pone alcuni problemi soprattutto per la definizione dei laboratores. Esistono nume-rose interpretazioni di segno diverso. Secondo alcuni, i laboratores non si trovano sullo stesso piano delle altre due categorie, ma sono ad esse subordinati: si tratta essenzialmente della massa dei contadini. Secondo altri, tra i quali mi colloco anch'io, lo schema nel suo insieme identifica tre élite collocate sul medesimo piano. E i laboratores sono la fa-scia superiore attiva, innovatrice, degli strati contadini e artigiani – che definirei i produttori –, i quali attestano il progresso compiuto dalla nozione di lavoro nell'ideologia e nella mentalità medievali intorno all'anno Mille.

Un ultimo lascito ha infine assunto un'importanza capi-tale, l'eredità biblica. Essa arriva agli uomini del Medioevo non dagli ebrei, dai quali i cristiani si sono allontanati sempre più e molto rapidamente, ma dai cristiani dei primi se-coli, e l'eredità dell'Antico Testamento, nonostante il rafforzarsi dei sentimenti antiebraici, resta fino alla fine del Medioevo uno degli elementi più forti e più ricchi non so-lo della religione ma della cultura medievale nel suo complesso. Sono stati scritti libri interi sul Medioevo e la Bibbia; io mi limiterò qui a ricordare che l'Antico Testamento è innanzitutto la proclamazione del monoteismo. Si può di-re che per il tramite del cristianesimo Dio entra nel pensiero e nella storia dell'Europa. La Bibbia è considerata ed utilizzata nel Medioevo come un'enciclopedia che racchiude tutto il sapere che Dio ha trasmesso all'uomo. Si tratta anche di un manuale fondamentale di storia che, dopo i patriarchi e i profeti, fa dipanare il filo della storia a partire dall'avvento della regalità con Saul e Davide. La ripresa del-l'unzione del re da parte dei Pipinidi e dei Carolingi segna la ripresa del corso normale della storia voluta da Dio. Non bisogna dimenticare che la memoria storica, che è diventata un elemento essenziale della coscienza europea, ha una doppia origine: il greco Erodoto, padre della storia, ma anche la Bibbia.

Lo scenariodella genesi medievale dell'Europa

Voglio ora ricordare in sintesi quelli che sono gli strati depositati, in una successione di periodi, dal Medioevo e che hanno formato le fondamenta dell'Europa.

Un primo strato è depositato nel periodo delle invasioni e degli insediamenti dei barbari nell'antico impero romano, tra il IV e l'VIII secolo. Lì si inizia a concepire l'Europa.

Poi, nei secoli VIII-X, si deposita lo strato carolingio. E un'Europa abortita ma che lascia un'eredità.

Intorno all'anno Mille appare un'Europa sognata e potenziale.

Gli fa seguito l'Europa feudale dei secoli XI-XIII.

Nel XIII secolo si afferma l'Europa sfavillante delle città, delle università e della scolastica, delle cattedrali e del gotico.

Infine gli scossoni del XIV e XV secolo mettono a dura prova, pur senza distruggerle, le strutture preeuropee.

Questo libro è costruito per fasi cronologiche e per strati successivi, in conformità con quello che mi sembra esse-re il movimento stesso della storia. Comporterà esplorazioni progressive di periodi storici che non annoieranno, spero, il lettore, poiché esse lo introducono nel cuore dei nuovi volti e delle nuove incertezze dello spazio europeo.