Il peccato dell'inerzia
di Alan M. Dershowitz, Il Corriere della Sera 14 febbraio 2003
Lo sterminio degli ebrei, dei gitani e di altri civili da
parte dei nazisti era del tutto imprevedibile, nonostante le stesse
dichiarazioni di Hitler in merito alle sue intenzioni. Ora che conosciamo le
enormità che finirono per compiere i nazisti, quasi ogni azione intrapresa negli
anni Trenta ci sembra una reazione troppo debole. Ma se Hitler avesse fallito
nel suo intento - se fosse stato assassinato e la sua rimozione non si fosse
rivelata talmente brutale -, potremmo vedere alcune delle contromisure prese
dagli attivisti antinazisti come delle reazioni eccessive. Lo stesso si può dire
della crisi che ci troviamo ad affrontare ora. Se i tragici avvenimenti dell'11
settembre si riveleranno essere l'unico e ultimo attacco terroristico di grave
entità, forse saremo accusati di aver reagito in modo eccessivo. Ma se questi
attacchi fossero semplicemente le avvisaglie di attentati di massa molto
peggiori ed estesi che metteranno in pericolo la nostra stessa esistenza, allora
saremo certamente accusati di aver reagito troppo debolmente.
I critici del futuro, forti del senno di poi, metteranno in luce gli espliciti
avvertimenti lanciati dai terroristi quanto alle loro intenzioni, come gran
parte dei critici successivi all'Olocausto evidenziano le parole di Hitler
precedenti al genocidio degli ebrei e dei gitani. In effetti, esistono
somiglianze inquietanti e spaventose tra ciò che Hitler promise di fare agli
ebrei e quello che dicono attualmente molti leader islamici in merito alle loro
intenzioni verso gli ebrei, gli americani e gli infedeli. Ascoltate le loro
parole. Il dottor Atallah Abu-al-Sabh, editorialista del quotidiano di Hamas,
parlando degli attentati all'antrace, ha scritto: «Se posso darvi un consiglio,
entrate nell'aria che quei simboli (America e Israele, ndr ) respirano, nei
rubinetti da cui bevono, nelle penne con cui redigono i loro tranelli e le loro
cospirazioni contro i popoli in disgrazia... Trasformate i corpi dei tiranni in
fiammiferi che bruciano lentamente e gradualmente».
Lo sceicco Omar Bakri Muhammad, il fondatore dello Hizb al-Tahrir (Partito di
liberazione islamico) con base a Londra, ha detto in un'intervista: «Il popolo
americano deve rivedere la propria politica estera o si vedrà rispedire a casa i
propri figli in bara (specialmente a causa delle truppe stazionate in Medio
Oriente).... L'esistenza di Israele è un crimine. Israele deve essere
eliminata... Il nostro dovere è di lavorare per instaurare uno Stato islamico in
ogni parte del mondo, anche in Gran Bretagna». Muhammad Mustagab,
nell'editoriale che scrive per il quotidiano egiziano Al-Ubsu , ha descritto in
questo modo la reazione alla vista del crollo delle Torri del World Trade
Center: «Quei momenti d'inferno intenso e incandescente furono i momenti più
belli e preziosi di tutta la mia vita... Le generazioni del passato e, con
l'aiuto di Allah, le generazioni a venire ci invidieranno per avere potuto
assistere (a tali immagini, ndr )». Esistono molte altre dichiarazioni analoghe,
che sono facilmente reperibili a chiunque voglia leggere minacce del genere.
Le persone malvagie non realizzano sempre ciò che minacciano di fare. Molte
dichiarazioni simili a quelle citate qui sopra sono finite nel cestino dei
rifiuti della storia, ma, al momento, non possiamo essere certi se le
dichiarazioni rese dai leader islamici ricadranno nella categoria «Hitler»
oppure nella categoria «cestino dei rifiuti». Sappiamo che queste dichiarazioni
rispecchiano l'opinione di milioni di musulmani radicali - e forse perfino di
decine di milioni. Sappiamo anche, però, che non rispecchiano le vedute di
centinaia di milioni di altri musulmani. Sappiamo anche che alcuni leader e
seguaci islamici radicali sono capaci di massacrare intere popolazioni civili,
inclusi vecchi, donne e bambini, come hanno fatto in Algeria e in altre parti
del mondo.
Credo che esista una piccola, ma significativa possibilità che i radicali
islamici possano riuscire a uccidere centinaia di migliaia - e forse una cifra
ancora maggiore - di americani e israeliani. Se riescono ad avere accesso ad
armi di distruzione di massa, ho pochi dubbi che non vi sarà qualcuno che
cercherà di usarle rivolgendole contro New York, Los Angeles, Washington o Tel
Aviv. Ce lo hanno detto chiaramente, e dovremmo prenderli in parola. (...) Dal
momento che non siamo profeti, dobbiamo cercare di fare del nostro meglio per
trovare gli equilibri giusti, senza conoscere ciò che ci riserva il futuro.
Nella ricerca di questi equilibri, non dobbiamo mai dimenticare il nostro
profondo impegno verso la libertà, l'uguaglianza e il principio di legalità. Non
dobbiamo permettere ai terroristi di vincere, né distruggendo la nostra
esistenza, né distruggendo i nostri valori. Non sarà facile.
Benché non siamo dei profeti, possiamo comunque fare molto meglio per
proteggerci da potenziali attacchi futuri, estendendo considerevolmente e
diversificando la base delle persone che attualmente stanno lavorando in questa
direzione.(...) In primo luogo, abbiamo bisogno di comprendere con maggiore
precisione ciò che non ha funzionato prima dell'11 settembre permettendo a pochi
terroristi di infliggere un danno così grande, con armi primitive e una quantità
di denaro assai modesta. Chi ha sbagliato nei nostri servizi segreti, nel
servizio per l'immigrazione, nella rete di sicurezza degli aeroporti o in altre
istituzioni? Tutte queste persone hanno ancora l'incarico di proteggerci? È
ormai venuta l'ora, e, a dire il vero, è fin troppo tardi, di puntare il dito
contro qualcuno e di attribuire delle colpe.
In secondo luogo, possiamo anche rifarci all'esperienza già riuscita nella
Seconda guerra mondiale reclutando gli scienziati, i tecnici, gli esperti di
armi più brillanti ed esperti della nazione - vale a dire del mondo -, e altri
ancora, per elaborare delle strategie utili ad affrontare il terrorismo
internazionale. Oggi dobbiamo fare altrettanto. Dobbiamo estendere la base del
personale che si occupa di questo problema includendovi persone provenienti
dalle università, dal settore privato dell'economia, tanto nel nostro Paese che
nei Paesi nostri alleati.
A quanto pare, l'attuale amministrazione diffida delle persone esterne a essa,
specialmente dei docenti universitari, degli scienziati e degli intellettuali.
Abbiamo visto che la normale routine nella politica e nella sicurezza non ha
impedito l'attacco terroristico più ingente della storia, ma pare che non
abbiamo imparato molto da questa lezione. È necessario che cominciamo a pensare
in modo nuovo, fuori delle vie abituali che ci hanno fatto fallire, ma senza
diventare come coloro che ci hanno attaccato.
[Alan M. Dershowitz Estratto dal libro «Terrorismo» edito
da Carocci da oggi in libreria]
*L'autore è avvocato penalista americano, docente di
diritto all’università di Harvard