La legittimazione del terrore

 

Robespierre, in La rivoluzione giacobina, a cura di U. Cerroni, Editori Riuniti, Roma 1984, pp. 161‑168, passim]

(i titoli sottolineati e la schematizzazione sono di redazione)

 

Noi vogliamo adempiere ai voti della natura, compiere i destini dell'umanità, mantenere le promesse della filosofia, assolvere la provvidenza dal lungo regno del crimine e della tirannia. Che la Francia, un tempo illustre in mezzo ai Paesi schiavi, eclissando la gloria di tutti i popoli liberi che sono mai esistiti, possa divenire il modello delle nazioni, il terrore degli oppressori, la consolazione degli oppressi, l'ornamento dell'universo; e che, sigillando la nostra opera con il nostro sangue, possiamo vedere almeno brillare l'aurora della felicità universale.

Ecco la nostra ambizione: ecco il nostro scopo.

Quale tipo di governo può mai realizzare questi prodigi?

Solamente il governo democratico, ossia repubblicano. Queste due parole sono sinonimi, malgrado gli equivoci del linguaggio comune: poiché infatti l'aristocrazia non è repubblica più di quanto non lo sia la monarchia.

La democrazia

La democrazia è uno Stato in cui il popolo sovrano, guidato da leggi che sono il frutto della sua opera,

E dunque nei principi del governo democratico che dovrete ricercare le regole per la vostra condotta politica.

 

Ma, per fondare e per consolidare la democrazia tra di noi, per poter giungere al regno pacifico delle leggi costituzionali, bisogna condurre a termine la guerra delle libertà contro la tirannia, e attraversare con successo le tempeste della Rivoluzione. Tale è lo scopo del sistema rivoluzionario, che voi avete regolarizzato. Dovete dunque ancora regolare la vostra condotta nelle circostanze tempestose in cui si trova la Repubblica: e il piano della vostra amministrazione dev'essere il risultato dello spirito rivoluzionario, combinato assieme ai principi generali della democrazia.

La virtù: principio del governo democratico.

Ora, qual è mai il principio fondamentale del governo democratico o popolare, cioè la forza essenziale che lo sostiene e che lo fa muovere? È la virtù.

Parlo di quella virtù pubblica che operò tanti prodigi nella Grecia e in Roma, e che ne dovrà produrre altri, molto più sbalorditivi, nella Francia repubblicana. Di quella virtù che è in sostanza l'amore della patria e delle sue leggi.

Ma, dato che l'essenza della Repubblica, ossia della democrazia, è l'uguaglianza, ne consegue che l'amore della patria comprende necessariamente l'amore dell'uguaglianza Inoltre, quel sentimento sublime presuppone la priorità dell'interesse pubblico su tutti gli interessi particolari: da cui risulta che l'amor di patria presuppone anche ‑ o produce esso stesso ‑ tutte le virtù. Infatti esse sono forse altra cosa che la forza dell'animo che rende capaci di questi sacrifici? E come farebbe, per esempio, chi è schiavo dell'avarizia o dell'ambizione, a immolare il suo idolo alla patria?

Non soltanto la virtù è l'anima della democrazia, ma addirittura essa può esistere solo in quella forma di governo. [...]

 

L'identità tra la sostanza morale e l'azione politica

Ora bisogna trarre grandi conseguenze dai grandi principi che abbiamo qui esposto.

 

Così, tutte le cose che tendono ad eccitare l'amor di patria, a purificare i costumi, ad elevare gli spiriti, ad indirizzare le passioni del cuore umano verso l'interesse pubblico, devono essere da voi adottate ed instaurate. Mentre tutte le cose che tendono a concentrare le passioni verso l'abiezione dell'io individuale, a risvegliare l'interesse per le piccole cause ed il disprezzo per quelle grandi, devono essere da voi respinte o represse.

Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionario.

 

Il Terrore: la forza del governo popolare

Bisogna soffocare i nemici interni ed esterni della Repubblica, oppure perire con essa. Ora, in questa situazione, la massima principale della vostra politica dev'essere quella di guidare il popolo con la ragione, e i nemici del popolo con il Terrore.

Se la forza del governo popolare in tempo di pace è la virtù, la forza del governo popolare in tempo di Rivoluzione è a un tempo la virtù e il Terrore. La virtù, senza la quale il Terrore è cosa funesta; il Terrore, senza il quale la virtù è impotente.

 

 

Si è detto da alcuni che il Terrore era la forza del governo dispotico.

Il vostro Terrore rassomiglia dunque al dispotismo?

Sì, ma come la spada che brilla nelle mani degli eroi della libertà assomiglia a quella della quale sono armati gli sgherri della tirannia.

Che il despota governi pure con il Terrore i suoi sudditi abbrutiti. Egli ha ragione, come despota. Domate pure con il Terrore i nemici della libertà: e anche voi avrete ragione, come fondatori della Repubblica. Il governo della Rivoluzione è il dispotismo della libertà contro la tirannia. La forza non è dunque fatta che per proteggere il crimine? E non è forse per colpire le teste orgogliose che il fulmine è destinato? La natura impone a ogni essere fisico o morale la legge di provvedere alla propria conservazione. Il crimine uccide l'innocenza per regnare, e l'innocenza si dibatte con tutte le forze nelle mani del crimine. Che la tirannia regni un giorno soltanto e l'indomani non resterà più un solo patriota. Ma fino a quando il furore dei despoti sarà chiamato giustizia, e la giustizia del popolo barbarie o ribellione? Come si è teneri verso gli oppressori e inesorabili verso gli oppressi! Nulla di più naturale: chiunque non odia il crimine non può amare la virtù.